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25 Novembre 2020
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    Sono passati 50 anni da quella mattina del 12 aprile 1961 in cui la Tass diede l’annuncio del volo di Gagarin. Al di là di ogni retorica desideriamo ricordarlo con la splendida poesia di Evgenij Aleksandrovitch Evtuschenko, lasciando la cronaca dell’evento all’articolo “Ho visto la Terra! E’ così bella…” che pubblicammo in occasione del 40° anniversario dell’impresa.

    Yuri Gagarin con la moglie Valya

    Io sono Gagarin.
    Per primo ho volato,
    e voi volaste dopo di me.
    Sono stato donato
    per sempre al cielo, dalla terra,
    come il figlio dell’umanità.
    In quell’ aprile
    i volti delle stelle, che gelavano senza carezze,
    coperte di muschio e di ruggine,
    si riscaldarono
    per le lentiggini rossigne di Smolensk
    salite al cielo.
    Ma le lentiggini sono tramontate.

    Yuri Gagarin, il primo uomo nello spazio

    Quanto mi è terribile
    non restare che un bronzo, che un’ombra,
    non poter carezzare né l’erba, né un bambino,
    né far scricchiolare il cancelletto d’un giardino.

    Da sotto la nera cicatrice del timbro postale
    vi sorrido io
    con il sorriso ch’è volato via.
    Ma osservate bene cartoline e francobolli
    e capirete subito:
    per l’eternità
    io sono in volo.

    Mi applaudivano le mani dell’intera umanità.
    La gloria tentava di sedurmi,
    ma no, non c’è riuscita.

    Sulla terra mi sono schiantato,
    quella che per primo ho visto tanto piccola,
    e la terra non me l’ha perdonata.
    Ma io perdono la terra,
    sono figlio suo, in spirito e carne,
    e per i secoli prometto
    di continuare il mio volo.

    Io sono Gagarin, figlio della Terra,
    figlio dell’umanità:
    sono russo, greco e bulgaro,
    australiano e finlandese.

    Vi incarno tutti
    col mio slancio verso i cieli.
    Il mio nome è casuale,
    ma io non sono stato per caso.

    Le mie ali temerarie
    ardendo come un rogo, hanno protetto,
    voi che foste allora ragazzi,
    Aldrin, Collins, Armstrong.

    Il trionfo di Yuri Gagarin e la sfilata lungo le strade di Mosca a fianco di Nikita Kruscev

    E, sicuro della speranza
    che gli uomini sono un’unica famiglia,
    dell’equipaggio di Apollo
    invisibile io ero.

    Mangiammo dai tubetti,
    avremmo brindato in viaggio
    come sull’Elba,
    ci abbracciammo sulla Galassia.

    Il lavoro procedeva senza scherzi.
    Era in gioco la vita
    e con lo stivale di Armstrong
    io scesi sulla Luna.

    Evgenij Aleksandrovič Evtušenko

    .

    Leggi l’articolo “Ho visto la Terra! E’così bella…”

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