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14 Novembre 2019
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    Grazie allo spettrometro a bordo del Mars Reconnaissance Orbiter è stato possibile rilevare tracce di minerali riconducibili alla presenza di vulcani attivi sotto uno strato di ghiaccio in un passato remoto di Marte. I risultati mostrano anche condizioni ambientali favorevoli allo sviluppo di vita microbica

    Nell’immagine sono illustrati i risultati ottenuti dallo strumento CRISM a bordo del Mars Reconnaissance Orbiter della NASA nella regione del Sisyphi Montes. Il sito si trova lontano da qualsiasi strato di ghiaccio recente, in una zona dove la morfologia dei rilievi è stata interpretata come il risultato di un vulcanismo subglaciale. I minerali rilevati dalla sonda sembrano rafforzare la solidità di questa ipotesi. Crediti: NASA/JPL-Caltech/JHUAPL/ASU

    Stando a quanto suggeriscono gli ultimi dati inviati a Terra dal Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) della NASA, miliardi di anni fa su Marte alcuni vulcani hanno eruttato al di sotto di uno strato di ghiaccio. La ricerca riguardante questi vulcani ha permesso dunque di dimostrare che in passato, su Marte, c’era un vasto strato di ghiaccio.

    A questa scoperta si aggiungono una serie di preziose informazioni sull’ambiente presente all’epoca sul pianeta rosso: una combinazione di calore e umidità che avrebbe potuto fornire condizioni favorevoli allo sviluppo di vita microbica.

    Sheridan Ackiss, ricercatore presso la Purdue University, in Indiana, insieme ai suoi collaboratori ha utilizzato lo spettrometro in grado di mappare la presenza di minerali sulla superficie marziana che si trova a bordo di MRO. I ricercatori hanno indagato una regione con una struttura peculiare che si trova nell’emisfero sud di Marte e che si chiama Sisyphi Montes, ovvero il monte di Sisifo. La regione è circondata da montagne di quota ridotta, e già altri ricercatori avevano notato la somiglianza di questi rilievi con vulcani eruttati sotto strati di ghiaccio.

    La regione del Sisyphi Montes si estende a partire da circa 55 gradi fino a 75 gradi di latitudine sud. Alcuni dei siti che hanno morfologie e composizioni compatibili con eruzioni vulcaniche subglaciali si trovano a circa 1.600 km dalla calotta polare a sud di Marte. Attualmente la calotta ha un diametro di circa 350 km

    «Le rocce raccontano storie. Studiandole possiamo scoprire come si sia formato un vulcano o come sia evoluto nel corso del tempo», spiega Ackiss. «L’obiettivo di questa ricerca era capire meglio la storia che ci stavano raccontando le rocce di questi vulcani».

    Quando sulla Terra un vulcano erutta al di sotto di uno strato di ghiaccio, il vapore generato porta alla frattura del ghiaccio e all’espulsione i cenere in atmosfera. Ad esempio, la famosa eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajökull del 2010 ha comportato il rilascio di ceneri e polveri che hanno compromesso i trasporti aerei in tutta Europa per circa una settimana.

    I minerali caratteristici prodotti da questo tipo di vulcanismo sono principalmente zeolitisolfati e argille. E sono proprio questi che ha scovato sui rilievi del Sisyphi Montes lo strumento Compact Reconnaissance Imaging Spectrometer (CRISM) a bordo di MRO, spingendosi fino a una risoluzione di 18 metri per pixel.

    «Non avremmo mai potuto ottenere un risultato di questa portata senza l’alta risoluzione di cui è dotato CRISM», conclude Ackiss.

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