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    Il bacino marziano Eridania conserva indizi geologici di antiche sorgenti idrotermali sottomarine simili a quelle che dovevano essere presenti sulla Terra quando si formò la vita. Questi i risultati delle indagini condotte dal Mars Reconnaissance Orbiter della Nasa, pubblicati su Nature Communications

    Questa porzione del bacino Eridania su Marte, mostra blocchi di depositi simili a quelli trovati in bacini d'acqua stagnante profondi, circondati e in parte bruciati da depositi vulcanici più recenti. La loro forma e i minerali identificati in questi blocchi portano infatti a pensare che il bacino fosse il fondo di un grande lago, se non un mare, in cui si è sviluppata in seguito dell'attività idrotermale che avrebbe creato condizioni simili a quelle in cui è nata la vita sulla Terra. L'immagine è stata ripresa dalla Context Camera a bordo del Mars Reconnaissance Orbiter e copre un'area di circa 20 chilometri di larghezza. Crediti: NASA/JPL-Caltech/MSSS

    Oggi Marte non ha né acqua stagnante né attività vulcanica. Tuttavia sulla sua superficie rimangono tracce della vita passata del pianeta. E i dati raccolti dallo spettrometro Crism del Mars Reconnaissance Orbiter della Nasa hanno fornito le prove della presenza di minerali che sulla Terra si formano, appunto, in zone vulcaniche in cui sia presente acqua stagnante.

    Il diagramma (cliccare per ingrandire) illustra un’interpretazione per l’origine di alcuni depositi nel bacino Eridania nella zona meridionale di Marte, derivante da attività idrotermale sul fondo marino più di 3 miliardi di anni fa. Crediti: Nasa

    Secondo uno studio uscito l’estate scorsa su Nature Communications, guidato da Joseph Michalski dell’Università di Hong Kong, i depositi minerali del bacino Eridania comprendono un mix che include serpentino, talco e carbonati. Questi si sarebbero formati circa 3,7 miliardi di anni fa, quando l’acqua del bacino è stata riscaldata dal magma fuoriuscito dalla crosta del pianeta. La pianura dove sono stati raccolti i dati si trova in una delle zone di Marte di più antica formazione e si ipotizza fosse un immenso lago, con un volume d’acqua pari a circa tre volte quello del mar Caspio.

    Qui sono indicate le profondità stimate per il fondo dell'antico mare che sarebbe stato il bacino Eridania, con profondità che andrebbero dai 100 ai 1000 metri. La mappa copre un'area di 850 chilometri di larghezza. Credits: NASA

    Questi risultati, «anche se non provano che ci sia stata vita su Marte», spiega Paul Niles, uno degli autori dello studio, ci forniscono tuttavia un’immagine del «tipo di ambiente in cui la vita potrebbe essere iniziata sulla Terra». Infatti è molto probabile che le prime forme di vita sulla Terra si siano generate in condizioni idrotermali simili, per origine e per età, a quelle presenti all’epoca su Marte. Condizioni delle quali, a causa della relativa giovinezza del nostro pianeta, e della sua intensa attività vulcanica, rimangono però oggi poche evidenze geologiche dirette.

    Inoltre, in ambienti che presentino condizioni analoghe, continua Niles, «la vita potrebbe essere trovata anche in altri mondi: la vita che non ha bisogno di un’atmosfera piacevole o di una superficie temperata, ma solo di rocce, calore e acqua». Mondi come Encelado, la luna ghiacciata di Saturno: nell’aprile di quest’anno la Nasa ha infatti annunciato che la sonda Cassini ha rilevato tracce di idrogeno molecolare nelle colonne di vapore che emergono dal satellite. Questo sarebbe un indizio che al di sotto della superficie possa esserci l’ambiente adatto per lo sviluppo della vita.

    Per saperne di più:


    Alla Ricerca dei Pianeti Extrasolari. Da 52 Pegasi b a PLATO, alla ricerca amatoriale.

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