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19 Novembre 2018
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    E dopo un dettaglio della superficie di Plutone ecco un’immagine “ravvicinata” di quella di Caronte.

    Nel riquadro a destra, una porzione della superficie di Caronte fotografata da una distanza di 79 mila chilometri, alle 12:30 del 14 Luglio .

    Questa nuova foto della superficie di Caronte, il satellite principale di Plutone, rivela la presenza di una bizzarra depressione con un rilievo centrale, visibile in alto a sinistra nell’immagine in bianco e nero. Il resto della superficie è costellato di piccoli crateri, come ci si aspetterebbe da un mondo privo di atmosfera e geologicamente inattivo. Una conclusione, quest’ultima, che però è stata messa fortemente in discussione proprio dall’immagine a colori accanto, che mostra alcune regioni straordinariamente lisce e apparentemente prive di strutture da impatto.

    L’immagine, scattata alle 12:30 del 14 Luglio – circa un’ora e mezza prima del culmine dell’incontro di New Horizons – da una distanza di 79 mila chilometri, copre una regione che misura circa 300 chilometri in larghezza.

    “La struttura più affascinante è quella grande montagna seduta in un fossato,” spiega Jeff Moore della NASA. “Questa struttura lascia noi geologi senza parole.”

    Nel frattempo, anche gli altri misteri di Caronte continuano a essere tali. Gli scienziati stanno ancora indagando sulla natura dell’enigmatica chiazza scura avvistata in prossimità del polo.  La possibilità che si tratti di un bacino da impatto non pare molto convincente, ma non può ancora essere esclusa. I contorni vaghi sembrano suggerire un altro scenario, e ciò che si tratti di un sottile rivestimento di materiale: qua e là, infatti, si vedono dei crateri che hanno esposto lo strato bianco sottostante.

    Di che materiale si tratti ancora non lo possiamo sapere, ma secondo le prime speculazioni degli scienziati si potrebbe trattare di materiale proveniente da Plutone (azoto e metano) che si è riuscito a depositare solo nelle aree più fredde di Caronte – il polo, per l’appunto. Qui, grazie all’interazione con le radiazioni ultraviolette del Sole e i raggi cosmici, questo materiale sarebbe stato trasformato in toline, molecole di idrocarburi che, in quanto non-volatili (a differenza di azoto e metano), si sono sedimentate sulla superficie e non evaporano nemmeno ora che il polo è illuminato.

    Si pensa che la colorazione scura non sia direttamente collegata alla struttura quasi rettangolare sempre in prossimità del polo.
    Altre misteriose strutture sono visibili su Caronte, tra cui un abisso più vasto e più profondo del nostro Grand Canyon e una fascia orizzontale lunga mille chilometri che alterna rilievi a depressioni.

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