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25 Novembre 2020
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    All’inizio erano 50 le missioni presentate da istituti di ricerca di tutta Europa all’Agenzia Spaziale Europea (ESA) per candidarsi a volare nel 2022 come terza missione della classe media, ma solo 4 sono riuscite a superare la durissima selezione dei comitati tecnico-scientifici dell’ESA e, alla fine, una sola ne uscirà vincitrice.

    All’inizio erano 50 le missioni presentate da istituti di ricerca di tutta Europa all’Agenzia Spaziale Europea (ESA) per candidarsi a volare nel 2022 come terza missione della classe media, ma solo 4 sono riuscite a superare la durissima selezione dei comitati tecnico-scientifici dell’ESA e, alla fine, una sola ne uscirà vincitrice.

    “E’ la competizione più dura che ci sia mai stata per il programma scientifico ESA” ha dichiarato Fabio Favata, coordinatore dell’Agenzia per le missioni di Astronomia e Fisica Fondamentale.

    E tra i magnifici quattro c’è una missione di concezione italiana, basata su tecnologia italiana e a leadership italiana.

    Rappresentazione artistica del satellite LOFT (Large Observatory For x-ray Timing)

    Si chiama LOFT, acronimo di Large Observatory For x-ray Timing, ed è una missione dedicata allo studio dell’Universo violento.

    LOFT sarà in sostanza un telescopio spaziale che osserverà il Cosmo non nella “banda del visibile” (così come fanno i nostri occhi quando guardiamo le stelle) ma catturando raggi X provenienti da “oggetti” galattici ed extragalattici molto, molto particolari: buchi neri capaci di inghiottire enormi quantità di materia, stelle di neutroni superdense e ruotanti a velocità incredibilmente elevate (pulsar) e oggetti ancora misteriosi che ospitano i campi magnetici più intensi dell’Universo (magnetar) e si manifestano attraverso esplosioni fra le più forti finora rilevate a terra dall’uomo.

    LOFT è stato presentato da una collaborazione di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e di diverse università e politecnici italiani, con il supporto dell’industria Thales Alenia Space di Torino e della Fondazione Bruno Kessler di Trento. I responsabili scientifici, in gergo principal investigators, sono i due ricercatori INAF Marco Feroci e Luigi Stella. Il progetto coinvolge anche un’ampia e importante partecipazione internazionale che comprende istituti di ricerca e università di Germania, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Spagna e Svizzera, e contributi sono stati forniti anche da Brasile, Canada, Israele, Stati Uniti e Turchia.

    L’arma vincente di LOFT è il suo grandissimo “occhio” che, una volta giunto in orbita, si dispiegherà raggiungendo una superficie di circa 20 m2, con un’area effettiva 20 volte maggiore di quella dei satelliti analoghi realizzati fino ad ora.

    LOFT sarà così in grado di cogliere gli ultimi istanti di vita della materia prima di essere risucchiata dai campi gravitazionali più forti dell’Universo.

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