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17 Novembre 2019
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    Tre bolle di supernova una dentro l’altra. Il gas espulso dall’esplosione di una supernova dovrebbe spazzare tutto il circondario, ma non sempre questa pulizia cosmica è fatta a fondo. Lo testimonia un sorprendente caso trovato dal telescopio William Herschel alle Canarie: tre resti di supernova uno dentro l’altro

    Rappresentazione artistica di un ammasso stellare circondato da tre resti di supernova. Crediti: Gabriel Pérez/SMM (IAC)

    Utilizzando il telescopio William Herschel alle Canarie per cercare bolle di gas incandescente in espansione nella vicina Galassia del Triangolo (o M33), un gruppo di ricercatori ha scovato un vero e proprio esempio dimatrioska cosmica. Si tratta, infatti, del primo caso conosciuto di tre resti di supernova uno dentro l’altro. Nell’illustrazione a fianco possiamo ammirare come si presenterebbero alla vista questi tre “gusci” concentrici, in rapida espansione attorno a un ammasso stellare, composti sia dal gas violentemente espulso da stelle morenti che da materiali del mezzo interstellare circostante, spazzati dall’onda d’urto.

    I ricercatori si chiedono ora dove il secondo e il terzo guscio abbiano potuto rastrellare il materiale che li compone, visto che la prima supernova avrebbe dovuto fare “piazza pulita”. La risposta può venire dal gas circostante e dal mezzo interstellare non omogeneo. «Questo fenomeno deve essere dovuto al fatto che il mezzo interstellare non è affatto uniforme», spiega Artemi Camps Fariña dell’Istituto di Astrofisica delle Canarie, fra gli autori della scoperta, «presentando zone più dense di gas, circondate da spazi con gas a densità molto inferiore. Una supernova non solo spazza il gas, ma fa anche evaporare le parti esterne degli addensamenti, lasciando così un po’ di gas disponibile per formare il secondo e il terzo guscio».

    L’idea che il mezzo interstellare non sia omogeneo non è nuova, ma questa bolla tripla permette una valutazione molto più chiara e quantitativa della sua struttura. La presenza di “bolle” nel mezzo interstellare spiega peraltro come mai la formazione stellare sia stata più lenta di quanto prevedessero i modelli cosmologici più semplici, che non tenevano in conto l’effetto “freno” delle supernove e di altri fenomeni cosmici sull’accensione di nuove stelle. «Senza questo rallentamento», sottolinea in conclusione Camps Fariña, «le galassie a spirale, come la nostra, avrebbero avuto una vita molto breve, e la nostra stessa esistenza sarebbe stata improbabile».

    Ecco quello che hanno visto i telescopi: queste mappe mostrano la velocità di espansione rilevata in ciascun punto per le tre bolle, dove i contorni indicano l’emissione dell’idrogeno ionizzato. Le bolle sono approssimativamente concentriche ed esiste una progressione inversa tra dimensioni e velocità di espansione. Crediti: Artemi Camps Fariña (IAC)

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