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8 Dicembre 2019
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    Gli astronomi hanno scoperto una “lente” gravitazionale in grado di produrre una rara immagine quadrupla dello stesso oggetto: in immagini registrate dai Telescopi Spaziali Hubble e Spitzer l’Ammasso MACS J0329.6-0211, lontano 4,6 miliardi di anni luce dalla Terra sembra quadruplicare l’immagine, fortemente ingrandita, di una piccola galassia posta a 12,8 miliardi di anni luce, ai [...]

    Gli astronomi hanno scoperto una “lente” gravitazionale in grado di produrre una rara immagine quadrupla dello stesso oggetto: in immagini registrate dai Telescopi Spaziali Hubble e Spitzer l’Ammasso MACS J0329.6-0211, lontano 4,6 miliardi di anni luce dalla Terra sembra quadruplicare l’immagine, fortemente ingrandita, di una piccola galassia posta a 12,8 miliardi di anni luce, ai confini dell’Universo conosciuto.

    Una lente gravitazionale si forma quando la luce di un oggetto molto remoto e debolissimo attraversa un intenso campo gravitazionale interposto alla linea di vista dalla Terra: la sorgente più lontana, altrimenti debolissima, viene fortemente amplificata, mentre la sua immagine risulta ingrandita decine di volte e moltiplicata in una serie di miraggi.

    Si tratta di un effetto previsto dalla teoria della relatività di Einstein, in grado di produrre spettacolari sdoppiamenti e, più raramente, immagini multiple e distorsioni arcuate dette Anelli di Einstein.

    L’oggetto scoperto dai ricercatori di Heidelberg è una delle lenti gravitazionali più distanti che si conoscano: anche se era noto qualche altro oggetto amplificato ancora più lontano, è finora la più remota lente quadrupla scoperta. L’elaborazione delle immagini, ottenuta ipotizzando che la maggior parte della massa della lente sia concentrata nelle galassie visibili dell’Ammasso, ha consentito di “ripulire” l’aspetto originale della galassia lontana, che risulta avere una massa pari a pochi miliardi di stelle simili al Sole, poche polveri e una forte attovità di formazione stellare.

    Un risultato che avvicina l’oggetto alle dimensioni delle Nubi di Magellano, galassie satelliti della nostra Via Lattea, e che conferma l’ipotesi teorica che le prime galassie formatesi nell’Universo fossero oggetti irregolari e relativamente piccoli, accresciutisi in seguito a fenomeni di cattura e collisioni.

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