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11 Luglio 2020
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    Ieri mattina gli strumenti della NASA che osservano il Sole hanno registrato un moderato flare associato a un’espulsione di massa coronale. L’evento ha causato un momentaneo blackout delle comunicazioni radio.

    Immagine catturata dal SDO della NASA l’11 aprile. Crediti: NASA/SDO

    Il Solar Dynamics Observatory della NASA ha osservato un flare solare di medio livello alle ore 9 (ora italiana) di ieri mattina, terminato intorno alle ore 14. Secondo quanto riportato dalla NASA, l’intensità dell’evento solare si è attestata a una magnitudo di 6,5, ossia tra moderata e forte. Gli esperti credono che entro 48 ore potrebbe portare una moderata tempesta magnetica a raggiungere la Terra.

    I flare solari sono delle forti esplosioni di radiazioni e di materia solare. Nella maggior parte dei casi, questi eventi non hanno alcuna conseguenza sul  nostro pianeta, se non, a volte e nei casi più gravi, nelle comunicazioni satellitari. Il flare è partito da una macchia solare identificata come 1719, e ha generato un momentaneo blackout delle comunicazioni radio.

    Il Solar Heliospheric Observatory (SOHO) di ESA/NASA ha catturato questa serie di immagini dell’espulsione di massa coronale (CME). Sulla sinistra si può vedere Marte. Crediti: ESA&NASA/SOHO/GSFC

    Un’espulsione di massa coronale (CME) è avvenuta in seguito del flare e di conseguenza è possibile che tra circa 48 ore sulla Terra possa verificarsi una moderata tempesta magnetica di origine solare. Questo flare è stato il più forte registrato in tutto il 2013 fin’ora, e segna il progressivo aumento dell’attività solare che, secondo le previsioni, dovrebbe toccare entro la fine dell’anno l’apice del suo ciclo di attività di 11 anni.

    Gli strumenti della NASA hanno anche registrato una debole tempesta di particelle solari (SEP) dirigersi verso la Terra. Questo tipo di eventi si verificano quando protoni e particelle cariche si distaccano dal Sole, di solito durante i flare. Ogni radiazione dannosa di questo tipo è bloccata dall’atmosfera, e quindi le particelle non raggiungono l’uomo.

    Un’altra immagine di SOHO. Crediti: ESA&NASA/SOHO/GSFC

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