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    Tre brillamenti in pochi giorni, tutti nella stessa regione attiva del Sole. Uno lunedì scorso e due ieri, l’ultimo dei quali d’intensità record: X9.3, il più violento dell’attuale ciclo solare. Ed è la bolla di plasma prodotta da quest’ultimo che potrebbe interferire, nelle prossime ore, con alcuni sistemi di comunicazione.

    Due differenti riprese del brillamento X9.3 del 6 settembre 2017. A sinistra ripreso in una banda tra i 131 e i 171 angstrom. Sulla destra lo vediamo invece in una composizione di luce visibile e filtro a 304 angstrom (ultravioletto estremo), che ci permette di vedere sia le macchie solari visibili sulla superficie del Sole, che il brillamento nella sua atmosfera. Credit: NASA/GSFC/SDO

    «È confermata l’espulsione di una Cme [coronal mass ejection, ndr] nel corso del brillamento X9.3 di ieri, mercoledì 6 settembre, che si stima arriverà in prossimità della Terra il giorno 8 settembre e potrebbe eccitare una tempesta geomagnetica di intensità elevata». Questo l’ultimo bollettino sull’intensa eruzione solare di ieri, riferito pochi minuti fa a Media Inaf da Mauro Messerotti dell’Osservatorio astronomico di Triestesenior advisor dell’Inaf per lo space weather.

    brillamenti sole SDO 6 settembre

    In questa sequenza animata si vedono i due brillamenti – uno di livello X2.2 e l’altro X9.3 – osservati sulla superficie del Sole mercoledì 6 settembre 2017. Le immagini sono del Solar Dynamics Observatory (Sdo) della Nasa. Crediti: Nasa/Goddard/Sdo

    Le eruzioni, ieri, sono state due – la prima alle 11:10 italiane e la seconda alle 14:02 – ed è quest’ultima quella che sta destando maggiore attenzione. «Sono entrambe intense, ma la seconda è di classe X9.3», ha spiegato Messerotti all’Ansa, riferendosi alla scala A, B, C, M e X, dove la lettera X indica appunto il livello massimo. «Questa eruzione è la più intensa dell’attuale ciclo di attività solare. Una simile si era verificata nel 2006, alla fine del precedente ciclo».

    Il ciclo al quale fa riferimento Messerotti è il periodo, lungo in media 11 anni, legato all’attività della nostra stella e dovuto a variazioni nel campo magnetico. Quello attuale ha avuto inizio nel 2008, e la sua fine è attesa a breve, nel biennio 2018-2019. Le due recenti eruzioni, alle quali va aggiunta quella di lunedì 4 settembre, originata nella stessa regione attiva del Sole – quella con codice AR 2673 – nella quale si sono registrati i due brillamenti di ieri, sono dunque un colpo di coda della nostra stella, che spesso precede l’ingresso nella fase di quiete.

    «Questa notte intorno alle 05:00 ora italiana è giunta la Cme che era stata prodotta dalla stessa regione attiva 2673 il 4 settembre», aggiunge Messerotti, riferendosi appunto al brillamento di media intensità di lunedì scorso. Ebbene, ora c’è la conferma che anche il brillamento più intenso, il flare X9.3 di ieri, ha scagliato una bolla di plasma diretta verso la Terra: quella attesa per domani. E i cui effetti potrebbero aver già cominciato a farsi sentire.

    «In associazione con il flare X9.3 sono state osservate fortissime emissioni radio che hanno interessato varie bande dello spettro radio, aumentando, ad esempio, significativamente il rumore nella banda delle onde corte», riferisce Messerotti. «Interessante il fatto che sia stato osservato un burst radio nella banda L, quella utilizzata dai sistemi Gps e da alcune tipologie di radar, di lunga durata e con un’intensità molto elevata, che potrebbe quindi aver interferito i sistemi Gps nella sua fase di massimo. Ciò non è però ancora confermato, e l’analisi è in corso».


    Addio Cassini. Diario di viaggio di vent’anni di missione a pochi giorni dall’ultimo drammatico tuffo nell’atmosfera di Saturno.

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