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13 Dicembre 2019
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    Il giorno in cui potremo chiamare gli astronauti al cellulare, mentre soggiornano sulla Stazione Spaziale Internazionale, non è così lontano…

    Il giorno in cui potremo chiamare gli astronauti al cellulare, mentre soggiornano sulla Stazione Spaziale Internazionale, non è così lontano. Un gruppo di ricerca della Surrey Satellite Technology Limited (SSTL), una ditta specializzata nella costruzione di piccoli satelliti a basso costo, sta infatti progettando un test che verifichi resistenza e performance di un comune telefonino  mandato a quote orbitali.  Presto cadrà uno degli ultimi limiti tecnologici: le telefonate nello spazio (dopo il via libera a quelle in aereo).

    Il modello di cellulare sarà scelto tra quelli che possono essere acquistati in negozio a un prezzo inferiore ai 450 euro. Unica richiesta: deve basarsi sul sistema operativo Android sviluppato da Google, in quanto è di tipo open source e può quindi essere liberamente modificato in base alle necessità richieste dal test.

    In precedenza erano già stati eseguiti esperimenti simili su telefonini legati ad un pallone e lasciati salire ad alta quota: ad esempio lo scorso anno la stessa Google aveva mandato uno smartphone della serie Nexus S a 18 chilometri di altezza. Ma questa volta si intende andare molto più in là, raggiungendo altezze di alcune centinaia di chilometri, più o meno dove orbita la Stazione spaziale internazionale. A tali quote le condizioni ambientali sono estreme per via delle intense radiazioni e delle forti variazioni di temperatura, per questo il telefonino sarà inserito all’interno del satellite, piccolo appena 30 centimetri, che lo porterà in orbita. Chiuso e al sicuro, se resisterà potrà riprendere immagini dello spazio esterno attraverso un buco presente su una parete.

    In questo primo test non sono previsti collegamenti diretti tra telefonino e centro operativo a terra: sms e immagini saranno spediti attraverso un ponte radio garantito dal satellite. Se la prima parte del test avrà successo si procederà alla seconda fase, nella quale la memoria del telefonino sostituirà il computer di bordo del satellite per impartirgli brevi ordini. Per Chris Bridges della Surrey Satellite Technology Limited “la dimostrazione che un comune smartphone è in grado di funzionare anche nello spazio può aprire la strada a nuove tecnologie a basso costo”. Una prospettiva che conferma in pieno la politica da sempre perseguita dalla sua compagnia, i cui piccoli satelliti sono rinomati proprio per il basso costo dovuto all’utilizzo di componenti economici, nati per i computer portatili e riadattati per il loro uso all’interno dei satelliti.

    Di questo passo non è da escludere che presto il telefonino possa essere utilizzato anche per svolgere il suo compito iniziale: far parlare le persone, permettendo la chiamata diretta tra gli astronauti e i familiari a terra senza passare per i centri di controllo della NASA o dell’ESA.

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