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17 Ottobre 2017
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    Ad un anno esatto dalla fine della missione, si scopre che l’ultima immagine inviata dalla sonda dell’ESA Rosetta prima di impattare sulla cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko, in realtà, non era veramente l’ultima: gli scienziati ne hanno trovata un’altra nascosta nell’ultima telemetria ricevuta.

    Come ricordereteRosetta aveva terminato la sua missione il 30 settembre 2016 all’interno dell’ellisse designata, di 700×500 metri, tra due pozzetti nella regione Ma’at, un’area di interesse sul piccolo lobo della cometa.
    L’ultima immagine ricevuta era stata scattata dal sistema di imaging OSIRIS quando la sonda stava per toccare il suolo, da un’altezza di soli 23,3 – 26,2 metri.
    La foto mostrava una zona sfocata di terreno perché le fotocamere NAC e WAC non erano progettate per riprendere soggetti così ravvicinati (la NAC iniziava ad avere problemi di messa a fuoco a 1 chilometro dal nucleo, la WAC a circa 200-300 metri di distanza).

    Crediti: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA

    Successivamente, però, gli scienziati si sono resi conto che Rosetta aveva riservato loro ancora un regalo:

    Più tardi, abbiamo trovato alcuni pacchetti di telemetria sul nostro server e abbiamo pensato, WOW, potrebbe essere un’altra immagine“, ha dichiarato nella press release Holger Sierks, ricercatore principale per OSIRIS presso il Max Planck Institute for Solar System Research in Germania.

    Durante le operazioni, le immagini erano state suddivise in pacchetti di dati a bordo di Rosetta prima dell’invio a Terra. Le ultime, prese prima del touchdown, corrispondenti a 23.048 byte ciascuna, erano state suddivise in sei pacchetti.
    Per l’ultima immagine la trasmissione si era interrotta dopo tre pacchetti completi, inviati e ricevuti, per un totale di 12.228 byte, cioè poco più della metà di un’immagine completa. Ma questi, non erano risultati sufficienti al software di elaborazione automatica utilizzato per ricostruire i dati che, di fatto, non aveva riconosciuto l’ultima immagine. Tuttavia, gli ingegneri non si sono arresi riuscendo a dare un senso a quei frammenti ed ecco la sorpresa: la foto che vedete in apertura,

    un metro quadrato di Chury visto da 17,9 – 21,0 metri di quota.


    Purtroppo, oltre alle capacità di messa a fuoco delle fotocamere, altri dettagli sono andati persi: i dati, infatti, non sono stati inviati pixel per pixel ma a strati, dove ogni livello avrebbe aggiunto maggiore definizione.

    Chissà se il prezioso bottino restituito dalla missione non nasconderà ancora qualcosa? ;)

    Copyright:© Copyright Alive Universe

    Alla Ricerca dei Pianeti Extrasolari. Da 52 Pegasi b a PLATO, alla ricerca amatoriale.

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