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25 Novembre 2020
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    Dal 28 gennaio il Planetario e il Museo dell’Astronomia di Roma sono chiusi, per lavori di restauro che non dureranno meno di un anno. Nel frattempo non c’è nulla da fare?

    Dal 28 gennaio il Planetario e il Museo dell’Astronomia di Roma sono chiusi. I due siti museali, che con oltre 100.000 visitatori ogni anno sono tra le più frequentate attrazioni culturali capitoline, sono stati dichiarati inagibili insieme all’intero complesso del Museo della Civiltà Romana in cui sono ospitati, inadeguato secondo gli ispettori del Ministero del Lavoro alle normative vigenti in materia di igiene e prevenzione degli incendi. La buona notizia è che che i fondi per il restauro della struttura sono già disponibili. Anche se i lavori inizieranno in tempi brevi, come assicurano dal Comune, i due musei sembrano però destinati a rimanere chiusi per almeno un anno.

    A stupire è però il fatto che il Planetario e l’annesso museo dell’Astronomia sono spazi relativamente nuovi, inaugurate non più di 10 anni fa. Come spiega Vincenzo Vomero, professore di Museologia Scientifica della Sapienza che fino allo scorso ottobre ha diretto i due musei, non sono infatti le nuove strutture a rappresentare un problema, quanto piuttosto l’intero complesso del museo della Civiltà Romana: “La sala della grande cupola del Planetario è di recente costruzione, e quindi moderna e agibile. I problemi riscontrati durante i controlli riguardano piuttosto la prevenzione incendi, la messa in sicurezza degli spazi e l’eliminazione delle barriere architettoniche di tutto il mastodontico edificio della Civiltà Romana. Si sa da tempo che questi lavori andavano fatti, ma la struttura è enorme, circa 17.000 metri quadri, e i soldi fino a oggi non si erano trovati”.

    Una questione prettamente legale dunque: l’edificio va chiuso, nonostante le nuove sale siano perfettamente a norma. Dal comune fanno sapere comunque che i fondi per il restauro sono stati già stati sbloccati, e che presto dovrebbe essere indetta la gara d’appalto. I lavori saranno inoltre un’occasione per rinnovare gli spazi espositivi e gli allestimenti dell’intera struttura, come si legge in una nota congiunta del Sindaco Ignazio Marino e dell’Assessore alla Cultura Flavia Barca: “Finalmente il museo didattico per eccellenza di questa città sarà riqualificato con lavori che ormai erano diventati improcrastinabili”.

    I lavori però non dureranno meno di un anno, e nel frattempo il Planetario e il Museo dell’Astronomia resteranno chiusi. Non c’è nulla da fare? “La sala del Planetario è perfettamente a norma, e direttamente raggiungibile dall’ingresso principale. Con un po’ di buona volontà si potrebbe forse identificare il sistema più adeguato per tenerla aperta, e non interrompere il lavoro di comunicazione dell’astronomia condotto fino ad oggi con grande successo di pubblico e di critica”, ragiona infatti Vomero. “È un peccato privare i cittadini romani, gli studenti delle scuole e i turisti di questa perla della comunicazione scientifica della capitale”.

    In attesa di sapere come si concluderà la vicenda, quel che è certo è che la riqualificazione del Museo della Civiltà Romana sembrerebbe inserirsi nel più ampio progetto di rilancio dei musei scientifici capitolini previsto con la nascita della nuova Città della Scienza di Roma. “La Città della Scienza deve essere un “hub” di rilevanza internazionale e insieme un punto di riferimento per la valorizzazione di tutto il patrimonio scientifico, tecnologico e culturale della città”, ha dichiarato recentemente la consigliera Valentina Grippo, aprendo il Tavolo su la Città della Scienza alla presenza dell’Assessore all’Urbanistica Giovanni Caudo. “Il nuovo edificio”, ha aggiunto Grippo, “che secondo le stime dell’assessore Caudo costerà tra i 54 e i 60 milioni di euro e si estenderà su una superficie di 27mila mq, di cui oltre 10mila saranno dedicati a spazi espositivi all’interno dell’ex caserma di via Guido Reni, non deve sovrapporsi alle realtà esistenti né fagocitarle ma dev’essere un’occasione di valorizzazione di quell’imponente “museo diffuso” dei saperi già esistente a Roma”.
    Credits immagine:frattaglia/Flickr

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