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20 Maggio 2019
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    I dati provenienti dalla sonda confermano che tutte le fasi della delicata operazione si sono svolte senza intoppi, e la sonda è riuscita nel tentativo di raccogliere materiale in una toccata e fuga di pochi secondi sull’asteroide. Ora sta tornando nella sua posizione di sicurezza, a prepararsi per i prossimi touchdown. Cosa e quanto è stato raccolto lo sapremo solo quando la sonda tornerà a Terra.

    Missione compiuta! Credit: ISAS/JAXA

    L'ultima immagine rilasciata ripresa durante l'avvicinamento per la raccolta del campione.

    La sonda Hayabusa2 ha concluso con successo tutte le fasi del suo primo “mordi e fuggi” su Ryugu. Una delicatissima operazione che l’ha portata a sfiorare la superficie dell’asteroide, sparare un piccolo proiettile e, raccogliendo la polvere alzata dall’impatto, allontanarsene nell’arco di pochi secondi.

    Uno streaming in diretta dalla sala controllo ha seguito tutte le ultime fasi della discesa, con un team di missione decisamente teso per portare a termine quella che è considerata una rivincita dopo la prima missione Hayabusa, in cui non tutto è andato come previsto.

    La sonda ha inviato dati di telemetria fino a circa le 23:30 italiane, quando ormai a soli 50 metri dal terreno ha dovuto “concentrarsi” nella fase più critica: riorientarsi in modo perpendicolare al punto di raccolta, avvicinarsi fino a toccare la superficie con la sua “proboscide”, sparare il proiettile e raccogliere la polvere alzata dall’impatto, riprendendo istantaneamente quota.

    Nel grafico tutte le fasi della raccolta del campione. L'avvicinamento alla superficie, seguendo il target marker (TM) caduto non proprio vicino la punto di raccolta, il reorientamento e avvicinamento al punto di raccolta, e la veloce risalita subito dopo lo sparo e la raccolta del materiale. Credit: ISAS/JAXA

    Non potendo affidarsi ai dati della telemetria, tutta la sala ha seguito quasi in apnea le misurazioni doppler, che hanno confermato il corretto comportamento della sonda. Poco prima della mezzanotte, è arrivata infatti la prima conferma dal poject manager della missione: alle 23:48 ora italiana (le 7:48 del 22 febbraio per il giappone) la sonda stava riprendendo quota.

    Alle 00:07, la telemetria è stata ripristinata, come previsto, e i dati hanno ricominciato a fluire. Alle 00:42 tutti i controlli sono stati portati a termine: il proiettile è stato sparato, la sequenza dei comandi completata regolarmente e la sonda è risultata in stato nominale. Tutto questo ha permesso di dare la conferma definitiva.

    Il team può cominciare a rilassarsi...

    Missione compiuta!

    Non siamo alla NASA, non ci sono stati applausi scroscianti, ma i sorrisi, le strette di mano e i timidi applausi sparsi, fino all’ultimo breve ma liberatorio, hanno comunque trasmesso la meritata soddisfazione del team ad ogni conferma. Quattro anni per arrivare a questo successo, e ora si può ricominciare a respirare… e a prepararsi ai prossimi tentativi.
    Anche dalla NASA, dalla missione “gemella” OSIRIS-Rex che raccoglierà un campione dall’asteoroide Bennu, sono arrivate le congratulazioni per lo storico risultato.

    Cosa e quanto Hayabusa 2 è riuscita a raccogliere lo sapremo solo quando la sonda rientrerà a terra, alla fine del 2020.
    La sonda infatti non trasporta strumentazione per l’analisi del materiale raccolto nei suoi touchdown, che viene invece conservato in appositi contenitori sigillati. La sua missione è quella di imparare ad approcciare piccoli mondi con bassissima gravità come gli asteroidi e raccoglierne dei campioni da portare incontaminati a terra, dove verranno analizzati.

  • Il video della diretta JAXA in inglese e la diretta in giapponese con più spazio a immagini e grafiche.
  • Il nostro speciale sulle prime fasi della missione
  • Un selfie dal team missione per ringraziare l'entusiasmo e il supporto ricevuto da tutto il mondo!


    Tra SOLE, TERRA e… LUNA
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