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4 Luglio 2020
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    Con l’andata in pensione dello Space Shuttle, non esisterà più la possibilità di portare a Terra dei carichi dalla Stazione Spaziale Internazionale. Ma ESA e Jaxa stanno studiando la soluzione.
    Portare carichi a Terra dalla ISS

    Portare carichi a Terra dalla ISS

    Con l’andata in pensione dello Space Shuttle, non esisterà più la possibilità di portare a Terra dei carichi dalla Stazione Spaziale Internazionale.
    Una tale situazione può rappresentare un problema, dato che esistono molti esperimenti che necessitano del ritorno per l’analisi dei risultati.
    A parte quel poco che si può imballare ed inserire nelle Soyuz, sarà una pratica impossibile ed è uno dei motivi per cui lo Shuttle era nato.

    Ma Europa e Giappone potrebbero metterci una pezza. Sono iniziati gli studi per permettere all’europeo ATV (Automated Transfer Vehicle) e al Giapponese HTV (H-2 Transfer Vehicle) di effettuare viaggi di andata e ritorno verso la Stazione Spaziale.
    Per fare ciò sarà necessario dotare le capsule di un adeguato scudo termico, e questo è indispensabile, ma anche della robustezza necessaria per sopportare il rientro. Ovviamente saranno necessari paracadute ed eventuali sistemi gonfiabili anti-affondamento. Da non sottovalutare i sistemi di controllo ambientale per poter trasportare anche cavie vive.

    Per l’ESA si parla di Automated Return Vehicle (ARV) e il suo sviluppo potrebbe iniziare nel 2011 con una decisione degli stati membri. Nel luglio del 2009 è già stato affidato a EADS Astrium un contratto per 18 mesi di lavoro incentrato proprio su questo obiettivo. Lo stanziamento è stato di 21 milioni di euro. Stabilito che è da fare, si partirà già con una bozza di progetto. L’obiettivo è avere il primo lancio operativo fra il 2016 e il 2018, cosa decisamente possibile.

    Per JAXA si parla di HTV-R e i tempi sono molto simili: inizio sviluppo nel 2011 e primo volo nel 2016.
    Questi veicoli potranno riportare a Terra dei carichi compresi fra 300 e 1500 kg che, benché siano molto lontani dalle 15 tonnellate dello Shuttle, saranno assolutamente benvenuti.

    Un altro dato interessante è rappresentato dal fatto che queste versioni di capsule saranno il primo passo verso la trasformazione dei cargo in veicoli abitati, prima di tutto per mantenere in vita i vegetali e i piccoli animali che partecipano agli esperimenti, ma subito dopo per affiancarsi alle altre capsule per il trasporto degli astronauti.

    Negli anni ’20 di questo secolo avremo molta scelta per trasportare esseri umani da e verso l’orbita terrestre. Al Dragon di SpaceX e a Orion della NASA si affiancheranno anche gli equivalenti Europeo e Giapponese. E chissà che non sbuchino fuori anche gli omologhi Cinese e Indiano: ormai le tecnologie sono mature…

    Nell’immagine una rappresentazione artistica di ARV.
    Fonte: ESA.

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