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5 Dicembre 2020
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    Nel giorno del suo anniversario, l’agenzia spaziale americana fa i conti con il temuto blocco delle operazioni dovuto alla mancata approvazione del budget del governo USA per il nuovo anno fiscale. Il 97 per cento dei dipendenti costretto a rimanere a casa. Proseguono regolarmente solo le attività legate alla ISS.

    La control room della ISS, una delle poche strutture NASA che funzionano regolarmente dopo lo shutdown

    Compleanno amaro per la National Aeronautics and Space Administration. Nel giorno in cui l’agenzia spaziale statunitense compie 55 anni di attività (aprì ufficialmente i battenti il 1 ottobre del 1958), circa il 97 per cento dei suoi oltre 18mila dipendenti restano a casa, bloccati (si spera per poco) dallo shutdown, l’interruzione dei finanziamenti per la macchina governativa americana causata dallo stallo nelle trattative tra Democratici e Repubblicani al Congresso USA. In assenza di un compromesso sul rifinanziamento del debito pubblico (che i Repubblicani hanno cercato in ogni modo di usare come moneta di scambio per bloccare la riforma sanitaria di Obama, scontrandosi però col muro del partito del Presidente che ha la maggioranza al Senato), alla NASA come in tutte le agenzie governative del Paese sono state bloccate da stamattina tutte le attività “non essenziali”. Nel caso dell’agenzia spaziale, da oggi si fermano praticamente tutti i dipendenti tranne quelli che lavorano sulle attività della Stazione Spaziale Internazionale, e solo perché la vita degli astronauti dipende dal funzionamento a pieno regime del controllo da Terra.

    Difficile al momento fare previsioni. La situazione tornerà alla normalità solo quando Repubblicani e Democratici troveranno un accordo sul budget per il nuovo anno fiscale, accordo che al momento sembra lontano. Fa un po’ effetto, in questa situazione surreale, vedere come la NASA proprio oggi celebri sul suo sito web il proprio 55esimo compleanno. Lo fa con una sorta di “lista della spesa” che elenca gli obiettivi raggiunti in questi 55 anni. Difficilmente nel 1958 si sarebbe potuto immaginare di meglio. Nell’ordine, 12 astronauti sulla Luna; 4 rover e 4 lander su Marte; una sonda nello spazio interstellare (è Voyager 1, per la cronaca); più di 12 anni di presenza umana sulla ISS; 30 anni di voli dello Shuttle; 1800 brevetti per innovazioni destinate a future missioni o all’utilizzo sulla Terra; 16 satelliti che osservano il nostro pianeta; 7 sonde che studiano il Sole; 20 modelli sperimentali di aerei, e molto altro.

    Quanto alla lista delle cose ancora da fare (ma su cui la NASA sta lavorando da tempo), è decisamente appetitosa: più occasioni di accesso all’orbita bassa per i privati; un nuovo vettore e una nuova navicella che raccolga l’eredità dello Shuttle e arrivi molto più lontano; la cattura di un asteroide per portarlo vicino alla Terra e studiarlo; l’invio di esseri umani su Marte entro il 2030; il lancio del James Webb Space Telescope; l’invio di nuove sonde su Marte, Giove, Plutone. Programmi ambiziosi, anche se già colpiti dalle sforbiciate al budget degli ultimi anni. E che avranno bisogno di una macchina oliata e che funzioni a pieno regime: non certo quella con cui la NASA si trova a fare i conti oggi.

    Aggiornamento:

    A causa dello shutdown, anche il sito web della NASA a una cui pagina faceva riferimento questo articolo al momento non è accessibile.

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