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20 Settembre 2019
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    New Horizons incontra Ultima Thule: siamo tutti in attesa dei dati del flyby e, ovviamente, delle prime straordinarie immagini.

    Dopo un viaggio durato ben 13 anni e un sorvolo, quello di Plutone, del luglio 2015, la New Horizons ha scritto una nuova pagina della storia dell’esplorazione spaziale, proprio oggi, alle ore 6:33 (ora italiana) del 1 gennaio 2019. È un modo straordinario di iniziare il nuovo anno, quello che vede l’incontro ravvicinato – per la prima volta nella storia – di una sonda con un KBO (Kuiper Belt Object) ossia un oggetto della Fascia di Kuiper, la regione esterna del Sistema Solare.

    Il bersaglio della sonda, partita nel gennaio del 2006, si chiama 2014 MU69 ma è stato ben presto soprannominato “Ultima Thule”, un nome latino che indica qualcosa posto ai limiti estremi di ciò che conosciamo, un nome perfetto per quel corpo (30 km di diametro circa) che orbita nel buio e nel freddo della Fascia di Kuiper, a 6,6 miliardi di chilometri ai margini del Sistema Solare.

    A quest’ora il flyby sarà già stato completato ma l’enorme distanza che ci separa dalla sonda fa si che siano necessarie numerose ore per ricevere i primi dati dalla New Horizons. Le prime immagini di quella “roccia spaziale” arriveranno nel pomeriggio, dopo le 16:30: l’attesa è trepidante per osservare per la prima volta 2014 MU69 con un dettaglio elevatissimo, una risoluzione fino a 330 metri per pixel! Altre informazioni arriveranno nei giorni a seguire ma ci vorranno circa 20 mesi per eseguire il downlink dell’intero set di dati raccolti dalla sonda.

    Ovviamente non vediamo l’ora di osservare le immagini di Ultime Thule: continuate a seguirci per ricevere gli ultimi aggiornamenti.
    Nel frattempo vi proponiamo un’immagine del 30 dicembre 2018 scattata quindi poco più di 24 ore prima del flyby, quando New Horizons si trovava ancora a 1,9 milioni di chilometri dal suo bersaglio: l’immagine originale ha una dimensione di 10 chilometri per pixel, non molto più della dimensione stimata di Ultima Thule che appare quindi di circa 3 pixel (immagine a sinistra). Grazie alle tecniche di elaborazione delle immagini è stato possibile aumentare il dettaglio, mostrando la forma allungata del corpo celeste (immagine a destra). Questa forma corrisponde approssimativamente al contorno dell’ombra di 2014 MU69 che è stata osservata in Argentina nel 2017 e in Senegal nel 2018, in occasione delle occultazioni stellari.

    Un’immagine di Ultima Thule del 30 dicembre 2018 scattata poco più di 24 ore prima del flyby, quando New Horizons si trovava ancora a 1,9 milioni di chilometri dal suo bersaglio. Crediti: NASA / Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory / Southwest Research Institute

    Il programma degli eventi e dei canali disponibili, con gli eventuali aggiornamenti, si trova su http://pluto.jhuapl.edu/News-Center/Where-to-Watch.php

    Per conoscere meglio la missione nella sua interezza ed avere maggiori dettagli su Ultima Thule, non perdete l’approfondito articolo di Gabriele Marini su Coelum Astronomia di gennaio, come sempre in formato digitale a lettura gratuita.


    Aggiornamento – Ore 16:40

    Il segnale di controllo di New Horizons ha raggiunto la sala di controllo missione alla Johns Hopkins University – Applied Physics Laboratory alle 16:32. I sistemi a bordo della sonda funzionano correttamente, compresi i registratori di dati, a indicare che la New Horizons ha raccolto i dati previsti durante il sorvolo di Ultima Thule. «Abbiamo un veicolo spaziale sano» afferma Alice Bowman, Mission Operations Manager per la missione.

    L'investigatore principale di New Horizons, Alan Stern, si congratula con il responsabile delle operazioni Alice Bowman dopo che il team ha ricevuto il segnale dalla sonda. Crediti: NASA/Bill Ingalls


    SPECIALE 2019
    dai fenomeni celesti alle missioni spaziali…
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    Coelum Astronomia di Gennaio 2019
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