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22 Ottobre 2019
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    In occasione delle celebrazioni per i suoi primi cento anni, per coinvolgere il pubblico su scala mondiale, la IAU ha indetto la seconda edizione del concorso internazionale aperto a tutti per “tenere a battesimo” un sistema planetario, cioè un esopianeta e la sua stella. Sotto con i suggerimenti!

    Impressione artistica dell'esopianeta HD102195b, assegnato all'Italia dal concorso IAU NameExoWorlds per trovargli un nome.

    Sono oltre 70 i paesi che hanno aderito al concorso IAU100 NameExoWorlds, competizione su scala globale per dare un nome a un pianeta extrasolare e alla sua stella. L’iniziativa rientra tra quelle messe in campo per festeggiare il centenario dell’Unione Astronomica Internazionale (IAU) con lo scopo di coinvolgere quanta più gente possibile nel capire meglio quale sia il nostro posto nell’Universo e quali potrebbero essere le interazioni con civiltà provenienti da altri pianeti fuori dal Sistema solare.

    I nomi di gran parte degli oggetti celesti vengono scelti dall’Unione Astronomica Internazionale (IAU) e si tratta nella maggior parte dei casi di sigle alfanumeriche.

    In occasione delle celebrazioni per i suoi primi cento anni per coinvolgere il pubblico su scala mondiale, la IAU ha indetto un concorso internazionale aperto a tutti per “tenere a battesimo” un sistema planetario, cioè un esopianeta e la sua stella. Il progetto NameExoWorlds II – la cui prima edizione è stata nel 2015 – vuole stimolare il senso di identità globale, coinvolgendo il pubblico ma anche i professionisti del campo attraverso le comunità astronomiche nazionali.

    «Con questa entusiasmante iniziativa ognuno di noi è chiamato a riflettere su quale sia il proprio posto nell’Universo, stimolando la creatività e il senso di cittadinanza globale» dice Debra Elmegreen, Vice Presidente IAU. «Il concorso NameExoworlds ci ricorda che siamo tutti sotto lo stesso cielo».

    A ognuna delle nazioni partecipanti è stato assegnato un Sistema planetario: all’Italia è toccato HD102195, che si trova a una distanza di circa 95 anni luce dal Sistema Solare ed è composto da una stella di tipo spettrale K0V, con una temperatura superficiale leggermente inferiore a quella del nostro Sole, e dal pianeta HD102195b.

    La "carta di identità" di HD102195b, cliccare per ingrandire l'immagine.

    Quest’ultimo impiega solo quattro giorni per ruotare attorno sua stella madre ed è stato scoperto nel 2005 grazie all’utilizzo della tecnica delle velocità radiali. HD102195b ha una massa stimata pari a circa la metà di quella di Giove e si ritiene che sia un pianeta gassoso di tipo gioviano caldo.

    Si può partecipare al concorso come singoli, in gruppi, come classe o scuola. Per la scelta del nome del sistema planetario bisogna seguire alcune semplici regole, disponibili nel regolamento disponibile sul sito, ad esempio i nomi proposti devono essere due ed entrambi legati dallo stesso tema: uno per l’esopianeta ed uno per la stella. Le proposte – che vanno inviate entro il 10 ottobre 2019 – saranno raccolte nel sito ufficiale altrimondi.inaf.it

    A decidere in modo insindacabile quali saranno le migliori dieci proposte sarà un comitato nazionale, le prime tre saranno poi inserite nel sito altrimondi.inaf.it per la votazione da parte del pubblico, che potrà esprimere le proprie preferenze tra il 20 ottobre e il 10 novembre.

    Le due proposte più votate saranno inviate all’Unione Astronomica Internazionale per l’approvazione definitiva. I nomi selezionati non andranno a sostituire la denominazione scientifica alfanumerica, ma saranno riconosciuti dalla IAU come nomi pubblici ufficiali, insieme a quello di chi li ha proposti.

    E se non bastasse l’onore di vedere il nome prescelto essere assegnato a un sistema planetario ci sono anche numerosi premi in palio: un viaggio al Telescopio Nazionale Galileo, abbonamenti a riviste scientifiche e visite ai musei astronomici dell’Istituto Nazionale di Astrofisica.

    «Siamo veramente felici di portare avanti questo concorso molto particolare per due motivi. Il primo è che ci dà la possibilità di raccontare a quanta più gente possibile i fantastici risultati che stiamo ottenendo in questo ambito di ricerca» dice Caterina Boccato, responsabile della Comunicazione dell’INAF di Padova e a capo del comitato nazionale di NameExoWorlds.

    E continua: «Il nostro paese, e l’INAF in particolare, è in prima linea nello studio degli esopianeti sia da terra, con programmi osservativi quali GAPS e le strumentazioni montate al Telescopio Nazionale Galileo, che dallo spazio con satelliti come CHEOPS e PLATO. Il secondo è che il pianeta che ci è stato assegnato è importante per noi, perché proprio di recente è uscito un lavoro firmato da una giovane ricercatrice dottoranda all’INAF di Torino con i dati ottenuti con il TNG!».

    Anche se Giordano Bruno già nel 1584 sosteneva esistessero “infiniti soli e innumerabili mondi”, lo studio dei pianeti extrasolari è una disciplina relativamente recente, che negli ultimi anni ha assunto un ruolo di punta nella ricerca astronomica.

    Dall’inizio dello studio dei sistemi extrasolari è stata confermata la scoperta di circa 4000 esopianeti. Notevoli passi avanti sono stati fatti grazie al telescopio spaziale NASA Kepler, che dal 2009 al 2018 ha monitorato la luminosità di oltre 145000 stelle scoprendo una notevole quantità di esopianeti. Nel 2018 è stata lanciata la missione NASA TESS, con l’obiettivo di identificare e studiare nuovi sistemi planetari.

    Due missioni dedicate allo studio degli esopianeti sono in programma anche per l’Agenzia spaziale europea (ESA): il lancio di Cheops è ormai prossimo, nell’autunno 2019, e sarà seguita dalla missione Plato, con opportunità di lancio nel 2024.

    E chissà che una di queste missioni non riesca a dare risposte all’annosa domanda: “Siamo soli nell’Universo?”.

    Link utili:
    Name ExoWorlds website: http://nameexoworlds.iau.org/
    The Extrasolar Planet Enciclopedya: http://exoplanet.eu/catalog/hd_102195_b/

    GIOVE il gigante venuto da lontano
    Lo possiamo osservare brillante già in prima serata ma è anche oggetto di un nuovo studio che ne rivede l’origine e l’evoluzione…

    Coelum Astronomia di Giugno 2019
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