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    Fino a pochi anni fa Mercurio, il pianeta più vicino al Sole, era conosciuto pochissimo. Dopo l’arrivo della sonda automatica MESSENGER, un anno fa, le nostre conoscenze su Mercurio stanno aumentando esponenzialmente, rivelando una serie di sorprese clamorose.

    Un mosaico globale di Mercurio, creato con le immagini della MESSENGER. Credit: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Carnegie Institution of Washington

    Fino a pochi anni fa Mercurio, il pianeta più vicino al Sole, era conosciuto pochissimo, nonostante la sua prossimità alla Terra. Forse il suo aspetto desolato e riarso, troppo simile all’arida Luna che ad un pianeta come la Terra, avevano raffreddato per anni l’interesse verso questo mondo alieno e misterioso. Dopo l’arrivo della sonda automatica MESSENGER, un anno fa, le cose hanno cominciato a cambiare: le nostre conoscenze su Mercurio stanno aumentando esponenzialmente, rivelando una serie di sorprese clamorose.

    La topografia di Mercurio ricostruita dalle rilevazioni del MLA (Mercury Laser Altimeter). I cerchi neri indicano le principali strutture da impatto della superficie. Data di acquisizione: 22 Marzo 2012. Crediti: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Carnegie Institution of Washington

    Innanzitutto la sua crosta superficiale è relativamente sottile e rugosa, ben diversa da quanto ipotizzato: i dati rilevati dall’altimetro laser MLA sulle formazioni geologiche dell’emisfero nord – l’emisfero meridionale è ancora non ben accessibile e conosciuto per via dei parametri orbitali attualmente impostati all’orbiter, fortemente eccentrici – combinati con accurate misurazioni della gravità del pianeta, indicano la presenza di un nucleo di ferro molto più grosso del previsto, circondato da un anello liquido (in analogia con la struttura del nucleo terrestre, ma esteso in proporzione molto diversa) per un totale di 2030 Km, addirittura l’83% del raggio totale del pianeta, in tutto 2440 Km.

    Al di sopra si estenderebbe uno strato di solfuro di ferro solido, prima del mantello e della crosta solidi e rocciosi: una struttura molto diversa dalla struttura interna del nostro pianeta, anche se in qualche modo analoga (e senz’altro più simile rispetto a quella interna dei giganti gassosi).

    La struttura di Terra e Mercurio a confronto. Come si vede dalla figura, sono estremamente diverse: il nucleo di Mercurio rappresenta la parte più grande dell'intero pianeta, e ha inoltre una copertura solida di sulfuro di ferro. Di conseguenza mantello e crosta risultano molto più sottili di quelli della Terra. Crediti: Case Western Reserve University

    Lo strato sopra il nucleo è inoltre più denso del previsto, mentre mantello e crosta sono invece relativamente più poveri in ferro: secondo i ricercatori della MESSENGER ciò suggerirebbe la presenza di uno strato intermedio di solfuro di ferro, esteso da 20 a 200 Km di spessore, lasciando uno spazio veramente esiguo a mantello e crosta.

    Una struttura totalmente diversa da quella degli altri pianeti di tipo terrestre – solidi – ma che spiegherebbe bene come il dislivello altimetrico, tra le formazioni più alte e quelle più basse rispetto alla media superficie, sia su Mercurio molto più basso rispetto a quello degli altri pianeti rocciosi: 9,85 Km rispetto ai 19,9 Km sulla Luna ed ai 30 Km su Marte. Un fatto giustificato dalla vicinanza del nucleo, più caldo, rispetto alla superficie: il calore irradiato verso l’esterno manterrebbe “plastico” il materiale superficiale che, sotto il peso di montagne e rilievi generati da impatti superficiali, tenderebbe ad affondare nel mantello, provocandone il rimbalzo verso l’alto, con la risalita di materiali provenienti dall’interno.

    La presenza di mascon – concentrazioni di massa all’interno di uno strato assottigliato di mantello crostale – rilevati al di sotto dei bacini da impatto Caloris, Sobkou e Budh, analoghi a simili strutture presenti sulla Luna e su Marte, testimonierebbe la validità del modello proposto.

    Anche l’esistenza delle alture che si estendono tra queste formazioni, alle medie latitudini, su quasi tutta la circonferenza del pianeta, indicherebbe l’innalzamento elastico della litosfera, innescato dagli impatti subiti in superficie. Questa, al raffreddamento progressivo del nucleo seguito alla formazione del pianeta, si sarebbe raggrinzita come uva secca, formando il sistema di corrugamenti e spaccature osservati ubiquamente su Mercurio.

    Risorse in rete:

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