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20 Marzo 2019
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    Sapevamo che il lander era riuscito a scendere all’interno dell’elisse prevista per il suo atterraggio, ma ora, grazie alle prime immagini di MRO, abbiamo la posizione precisa e le prime immagini dall’alto dopo il primo selfie e la prima “registrazione” del vento marziano!

    Le tre immagini riprese da MRO dello scudo termico (primo da sinistra), della sonda InSight al centro e del paracadute. Crediti: NASA/JPL-Caltech/University of Arizona

    L'ellisse della zona prevista di atterraggio e la posizione effettiva del lander, ora nota grazie alle immagini di MRO. In questo caso, l'immagine di base su cui sono state segnate ellisse e posizione del lander, è un'immagine della Elysium Planitia ripresa nel 2015 dalla camera THEMIS a bordo di Mars Odissey, altro orbiter della flotta di sonde marziane della NASA. Crediti: NASA/JPL-Caltech/ASU

    Il 26 novembre scorso, il lander Insight della NASA è sceso su Marte, all’interno di un’ellisse prevista la rga 130 chilometri. Ora il team ha individuato con certezza il luogo dell’atterraggio utilizzando le immagini di HiRISE, la potente camera ad alta risoluzione a bordo di MRO (Mars Reconnaissance Orbiter), altra sonda, sempre della NASA in orbita stabile attorno al pianeta.

    HiRISE ha ripreso sia InSight che il suo scudo termico e il pracadute, utilizzati e sganciati dopo l’ingresso in atmosfera, il primo, e dopo l’accensione dei razzi, il secondo, che le hanno permesso di posarsi in posizione corretta sul suolo marziano. Le riprese sono dello stesso set di immagini raccolto il 6 dicembre scorso e ripetute il giorno 11. I tre oggetti, lander, scudo e paracadute, si trovano entro i 300 metri l’uno dall’altro, e tutti e tre si trovano all’interno della Elysium Planitia, la pianeggiante e “noiosa” (come è stata definita) distesa lavica scelta per l’atterraggio.

    L'alone scuro, di terreno annerito dai razzi della sonda durante l'atterraggio e, al centro, la forma vagamente a farfalla dei pannelli solari di InSight. Crediti: NASA/JPL-Caltech/University of Arizona

    Nelle immagini i tre oggetti sembrano verdognoli, non è ovviamente il loro colore, semplicemente nelle riprese la luce riflessa dalla loro superficie ha saturato il sensore, poiché il terreno che le circonda è decisamente più scuro, e ancor di più nell’immagine che mostra la sonda, essendo stato annerito dai 5 razzi utilizzati per la discesa. Se guardate attentamente l’immagine della sonda, potrete notare la forma “a farfalla” dovuta ai suoi grandi pannelli solari spiegati (dal diametro di ben 2,2 metri l’uno).

    In realtà non sono le prime immagini di InSight che MRO riprende, ma solo le prime del lander adagiato sulla superficie. La camera HiRISE ha infatti ripreso più volte InSight, sia  mentre era a bordo della sua navicella spaziale Phoenix. che l’ha accompagnato nel viaggio dalla Terra a Marte, sia durante la discesa con il suo paracadute. Purtroppo, a causa dell’angolazione poco adatta da cui ha tentato la ripresa, le immagini dell’atterraggio non sono riuscite.

    La potete però vedere qui sotto nel suo primo “selfie”, del 6 dicembre, a dieci giorni marziani dall’arrivo (Sol 10). Se seguirà le orme del suo collega Curiosity ne vedremo parecchi di questi selfie… ma ricordiamo che non sono solo “scatti vanesi”, ma sono soprattutto necessari al team per controllare che tutto sia in ordine oltre a verificare lo stato dei pannelli solari, sicuramente uno dei tratti distintivi della sonda.

    In questo primo selfie della sonda vediamo i grandi pannelli solari e il corpo principale della sonda, che ospita sulla sua parte superiore, i sensori per il controllo del meteo e l'antenna UHF. Crediti: Nasa/JPL-Caltech.

    Com’è possibile che non si veda il braccio che tiene la camera con cui il selfie è stato fatto? Semplicemente perché non si tratta di un unico scatto, ma di un mosaico composto da più immagini che mostrano la sonda nella sua interezza, mentre braccio e camera restano fuori campo.

    Intanto la sonda è al lavoro, sta testando gli strumenti e riprendendo immagini perché dal centro controllo possano decidere la più corretta disposizione del sismografo e dove trapanare per portare il sensore della temperatura, e il cucchiaio per la raccolta di campioni, a 5 metri sotto la superficie. Cominciando così la sua vera missione scientifica.

    Video navigabile a 360° del panorama in apertura

    Ma oltre alle immagini, InSight ci ha già mostrato come sia diversa da tutte le sonde che l’hanno preceduta, quasi a risposta della domanda ricorrente “perché un’altra sonda su Marte? Non ce ne sono a sufficienza?”. Ha battuto infatti un altro record, e ci ha fatto ascoltare per la prima volta il suono del vento marziano! O meglio… non avendo veri e propri microfoni, InSight ha inviato le vibrazioni dei suoi pannelli solari raccolte dal sismografo e dal sensore di pressione dell’aria che ha a bordo, che sono poi state convertite in suono. In fondo è proprio quello che fa il nostro cervello quando riceve il segnale delle vibrazioni dell’aria raccolte dalle nostre orecchie… La sonda infatti studierà non solo l’interno del pianeta, ma anche il suo meteo e i movimenti del lander dovuti a vari fattori, compreso il vento, che in questo caso soffiava tra le 10 e le 15 miglia orarie. Un vento consistente con la direzione delle tracce di dust devil osservati nell’area.
    Questo sarà il primo e unico momento in cui il sismografo SEIS (Seismic Experiment for Interior Structure) potrà rilevare direttamente le vibrazioni della sonda. Nell’arco di qualche settimana infatti, verrà posizionato direttamente a contatto con il suolo marziano grazie al braccio robotico della sonda, e coperto da una cupola che lo proteggerà dal vento e dalle differenze di temperatura. Continuerà a sentire la sonda, ma solo attraverso il suolo marziano e resterà in ascolto dei movimenti dall’interno del pianeta.

    Per saperne di più sulla missione, leggi lo speciale InSight alla scoperta del cuore di Marte


    Dalle Origini al Futuro
    Che si parli di astronomia o di esplorazione spaziale, tutto alla fine ci porta alle nostre origini ma anche verso il nostro futuro. E gli articoli di questo numero ci raccontano proprio questo.  
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