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20 Novembre 2019
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    Inondati da una gran quantità di materiale a seguito della fusione tra galassie, i buchi neri galattici supermassicci sarebbero per lunghi periodi nascosti da una coltre di polveri.
    La vita nascosta dei buchi neri

    La vita nascosta dei buchi neri

    Quando due galassie collidono tra loro, evento piuttosto comune in un universo ancora giovane, il buco nero supermassiccio della galassia più grande fa i salti di gioia. Si trova infatti improvvisamente a disposizione un’incredibile quantità di gas da poter inghiottire, strada facile facile per una crescita senza problemi. Logico, però, supporre che gas e polveri agiscano anche come efficace schermatura, impedendoci di osservare la frenetica attività – e la connessa produzione di energia – del buco nero: soltanto dopo che questa coltre si sarà dissolta saremo in grado di osservare un brillante quasar. Il gioco a nascondino era noto, un po’ meno quanto tempo durasse l’oscuramento dei quasar in quei periodi di frenetica acquisizione di materia.

    I primi quasar oscurati dalle polveri vennero faticosamente scoperti solamente verso la fine degli anni Novanta e per anni, proprio per la difficoltà a individuarli, gli astronomi ritennero che si trattasse di oggetti celesti estremamente rari. Ora, fortunatamente, non è più così ed è stato dunque possibile tentare un’analisi statistica, mettendo a confronto il numero dei quasar nascosti e di quelli ormai liberatisi dal mantello di polveri. Grazie alle osservazioni di Hubble, Chandra e Spitzer, un team di astronomi è riuscito a determinare che il rapporto tra quasar oscurati e non oscurati è significativamente più elevato nel giovane universo che non in epoche più vicine a noi. Poiché in quei tempi remoti le fusioni tra galassie erano molto più frequenti, è naturale collegare a tali episodi di merging la produzione di quasar.

    Mettendo poi in relazione le osservazioni telescopiche con la stima del tasso di fusioni galattiche e i relativi modelli, i ricercatori hanno potuto determinare quanto tempo occorresse perché il buco nero supermassiccio riuscisse a liberarsi dell’involucro di polveri per apparire come un brillante quasar. “Abbiamo trovato – spiega Priyamvada Natarajan, docente di Astronomia a Yale e appartenente al team di ricerca – che questi buchi neri attivamente impegnati a crescere trascorrono circa metà della loro esistenza nascosti tra le polveri. E’ dunque probabile che finora ci sia sfuggita circa la metà dei buchi neri che si stavano sviluppando nel giovane universo.”

    La ricerca è stata pubblicata a fine marzo su Science Express.

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