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2 Dicembre 2020
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    Come previsto, è rientrata ieri, disintegrandosi, la sonda russa lanciata lo scorso 9 novembre. La pioggia di frammenti sembra essersi concentrata al largo del Cile

    Phobos-Grunt

    Il manifesto della missione russa Phobos-Grunt.

    Come vi avevo anticipato in un precedente post, il 15 gennaio alle ore 18:45 (ora italiana) la sonda russa Phobos Grunt, rimasta bloccata in orbita terrestre invece di raggiungere Marte, è precipitata nell’oceano pacifico, circa 1000 km al largo delle coste del Cile.

    Non ci sono attualmente testimoni dello spettacolo che presumibilmente si è reso visibile, grazie soprattutto alle oltre 7 tonnellate di carbunante a bordo, che dovrebbero aver dato vita ad una palla infuocata, ben visibile anche di giorno.
    La nota curiosa di tutta la vicenda è che questa volta i detriti della sonda ci hanno mancato per una manciata di minuti.

    Mano a mano che il rientro si avvicinava, la precisione sul momento e sul luogo dell’impatto aumentava, restringendo il numero di orbite nelle quali sarebbe avvenuto l’ingresso nell’atmosfera della Terra. Questa volta, tuttavia, il percorso orbitale che intersecava l’Italia centro-settentrionale è rimasto evidenziato fino a circa un’ora prima del rientro previsto, contrariamente a quanto successe con i satelliti UARSROSAT dei mesi precedenti. Fino a circa un’ora prima, quindi, la probabilità che il rientro potesse interessare il nostro paese era scesa a circa 1/80, ben superiore al misero 1/1000 dei precedenti satelliti.

    Il punto di impatto al largo delle coste cilene ha preceduto di appena 30 minuti il passaggio sopra il centro-nord Italia ed un conseguente rientro che ci avrebbe regalato un bello spettacolo pirotecnico e anche qualche momento di relativa tensione, visto che alcuni detriti avrebbero sicuramente raggiunto il suolo.

    Scampato l’inconsapevole pericolo, resta una riflessione sul mondo dei mass-media.
    Pochi mesi fa si era mobilitata addirittura la protezione civile per il rientro del satellite UARS, ben due giorni prima, quando ancora avrebbe potuto precipitare su quasi tutto il pianeta, mentre questa volta un satellite grande quanto un autobus, carico di carburante tossico e contenente anche materiali radioattivi, ci ha sfiorato davvero e nessuno se ne è occupato.

    Forse è un bene, visto il modo di lavorare dei mass-media generalisti.
    A me viene in mente anche un’altra cosa: è proprio vero che certe volte il pericolo non esiste se non lo si conosce!

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