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17 Settembre 2019
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    Un’immagine del telescopio spaziale Hubble mostra l’ammasso NGC 411. A prima vista somiglia molto ai globulari composti di stelle vecchie presenti nella nostra galassia. In realtà è un ammasso aperto nella Piccola Nube di Magellano, cui appartengono stelle più giovani del Sole.

    Sembra un ammasso globulare, ma non lo è. Il protagonista di questa immagine ripresa dal telescopio spaziale Hubble, NGC 411, è la riprova di come spesso le apparenze possano ingannare. A prima vista ha infatti tutte le caratteristiche di un globulare, uno di quegli aggregati sferici popolati da stelle molto vecchie, sparsi intorno alla nostra galassia (ce ne sono oltre 150 conosciuti). In realtà, NGC 411 non si trova nemmeno nella Via Lattea, e le sue stelle non sono affatto vecchie.

    NGC 411 è classificato come un ammasso aperto situato a 200 000 anni luce, nella Piccola Nube di Magellano, una piccola galassia satellite della nostra Via Lattea. Meno strettamente legate che in uno globulare, le stelle che formano questi raggruppamenti tendono ad allontanarsi nel tempo, quando, tipicamente, gli ammassi globulari sono sopravvissuti per ben oltre 10 miliardi di anni. NGC 411 è invece relativamente giovane, avendo non più di un decimo di questa età e, lungi dall’essere una reliquia dei primi anni dell’universo, possiede stelle in realtà ben più giovani del nostro Sole. Tutte più o meno coeve, ma non della stessa dimensione, anche se sono nate dalla stessa nube di gas e polveri.

    Questa nuova immagine di Hubble fornisce molte informazioni agli astronomi… dalla luminosità delle stelle dell’ammasso è possibile ad esempio ricavare la loro massa, la temperatura e la fase evolutiva in cui si trovano. Stelle blu, per esempio, hanno temperature superficiali più elevate rispetto a quelle rosse.

    L’immagine è una composizione realizzata grazie alla Wide Field Camera 3 di Hubble, prodotta da osservazioni nell’ultravioletto, nel visibile e nella banda dell’infrarosso: un set di filtri che permette al telescopio di “vedere” i colori al di là del rosso e del viola che sono le estremità dello spettro visibile.

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