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4 Giugno 2020
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    Il lander Insight della NASA ha registrato per la prima volta quello che potrebbe essere un “martemoto” sul Pianeta Rosso, confermando la presenza di attività sismica su Marte.

    In questa immagine del 19 marzo scorso, il braccio robotico di InSight ha appena coperto con lo scudo protettivo il sismografo SEIS, adagiato sulla superficie marziana. Crediti: NASA/JPL-Caltech

    Il 6 aprile scorso SEIS, il sismografo dedicato all’analisi della struttura interna di Marte, portato dal lander InSight della NASA sulla superficie marziana, potrebbe aver rilevato per la prima volta un debole segnale sismico. Si sta ancora studiando la natura del segnale, ma sembra proprio essere il primo tremito proveniente dall’interno del pianeta, e non causato dal vento o dai movimenti stessi del lander, come quelli registrati fin’ora. Nel suo 128 Sol, InSight potrebbe essere stato testimone di un, anche se davvero lieve, terremoto marziano, paragonabile ai terremoti lunari, rilevati dalle missioni Apollo.

    «Le prime letture di InSight portano avanti la scienza iniziata con le missioni Apollo della NASA», dichiara Bruce Banerdt del JPL, PI della missione. «Fino ad ora abbiamo raccolto rumore di fondo, ma questo primo evento apre ufficialmente un nuovo campo di ricerca: la sismologia marziana!»

    Durante le missioni Apollo, sono infatti stati installati cinque sismometri che hanno misurato migliaia di eventi simili, nel periodo tra il 1969 e il 1977, rivelando così l’attività sismica della Luna. Conoscendo il modo in cui queste onde sismiche si propagano attraverso diversi tipi di materiali, grazie a queste rilevazioni è stato possibile conoscere la struttura interna della Luna e avanzare ipotesi sulla sua formazione. La stessa cosa si sta cercando di fare su Marte.

    Nella grafica il lander InSight con tutte le sue funzioni e la sua strumentazione. Sulla destra la cupola di SEIS. Crediti: NASA/JPL-Caltech

    Principale obiettivo di InSight è quindi raccogliere dati per lo sviluppo di un modello della struttura interna di Marte, della quale sappiamo ancora poco, ma questo primo evento è ancora troppo debole per essere davvero utile. Grazie al silenzio che regna sulla superficie marziana, SEIS è in grado di rilevare anche i più piccoli movimenti interni. Tanto piccoli che sulla Terra sarebbe impossibile distinguerli dal rumore di fondo.

    «L’evento “Martian Sol 128″ è emozionante perché le sue dimensioni e la sua lunga durata si adattano al profilo dei terremoti rilevati sulla superficie lunare durante le missioni Apollo», ha dichiarato Lori Glaze, direttore della divisione Planetary Science presso la sede della NASA.

    Studiando l’interno del Pianeta Rossa, i ricercatori contano poi di capire  più a fondo la formazione di pianeti rocciosi, come anche la Luna e la Terra.

    Non è l’unico segnale raccolto fin’ora, altri tre eventi sismici si sono verificati il ​​14 marzo (Sol 105), il 10 aprile (Sol 132) e l’11 aprile (Sol 133), rilevati dai più sensibili sensori Very Broad Band di SEIS, ma si è trattato di segnali ancora più lievi dell’evento Sol 128 e quindi di origine ancora più ambigua. In ogni caso, indipendentemente dalla sua causa, il segnale Sol 128 è considerato una pietra miliare della missione:

    «Abbiamo atteso mesi per un segnale come questo», spiega Philippe Lognonné, responsabile del team SEIS presso l’Institut de Physique du Globe di Parigi (IPGP). «È così eccitante avere finalmente una prova che Marte è ancora sismicamente attivo. Non vediamo l’ora di condividere i risultati dettagliati una volta che avremo avuto la possibilità di analizzarli».

    SEIS, il sismografo, prima che venisse ricoperto dallo scudo che lo protegge da vento e sbalzi di temperatura. Crediti: NASA/JPL-Caltech

    Lo strumento è stato fornito dall’agenzia spaziale francese, il Centre National d’Études Spatiales (CNES), e i primi eventi sismici sono stati identificati dal team InSight’s Marsquake Service, guidato dallo Swiss Federal Institute of Technology. «Siamo lieti di questo primo risultato e siamo ansiosi di fare molte altre misurazioni di questo tipo con SEIS nei prossimi anni», ha dichiarato Charles Yana, responsabile delle operazioni della missione SEIS al CNES.

    Noi qui sappiamo bene come funziano i terremoti sulla Terra, a causa del movimento delle placche tettoniche, lo studiamo praticamente fin da piccoli. Ma Marte e Luna non hanno placche tettoniche, derive dei continenti o cose simili… i loro movimenti interni sono causati da un continuo processo di raffreddamento e contrazione che crea delle tensioni che, quando sono abbastanza forti da rompere la crosta, causano un terremoto.

    Non è stato semplice ideare uno strumento che fosse trasportabile e che potesse essere messo in sicurezza su Marte. Qui sulla Terra spesso i sismometri di alta qualità sono sigillati in caveau sotterranei, per essere isolati da cambiamenti di temperatura e condizioni meteorologiche. Anche se, come abbiamo detto, la superficie di Marte è molto più silenziosa della Terra, sono presenti venti, anche se leggeri, tempeste di sabbia e, soprattutto, è soggetta a sbalzi di temperatura decisamente elevati, ed è stato quindi comunque necessario uno sforzo ingegneristico notevole.

    SEIS ha diverse e ingegnose barriere isolanti, tra cui una copertura chiamata “Wind and Thermal Shield”, letteralmente uno scudo per proteggerlo dai cambiamenti estremi della temperatura del pianeta e dai suoi venti. È stato poi necessario un braccio robotico per posizionarlo a diretto contatto con il terreno a distanza dal lander.

    Adesso è il momento di cominciare ad analizzare i dati ricevuti, e attendere i successivi… sperando anche in qualche scossa più intensa. Nel frattempo, nel video qui di seguito, vedete e potete sentire a confronto i suoni del vento, del braccio robotico e del primo probabile evento sismico registrati da SEIS direttamente dal Pianeta Rosso.


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    Coelum Astronomia di Maggio 2019
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