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26 Febbraio 2021
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    Mars Hope, la prima sonda interplanetaria degli Emirati Arabi Uniti, è ormai prossima al suo obiettivo. Se tutto andrà come deve, alle 16:41 del 9 febbraio si inserirà in orbita attorno a Marte, dove resterà per almeno due anni a studiarne l’atmosfera

    Febbraio 2021 è un mese che entrerà a pieno diritto nella storia dell’esplorazione spaziale, sia perché saranno ben tre le missioni in arrivo sul Pianeta rosso – Mars HopeTianwen-1Mars 2020 – sia perché di queste tre missioni due segneranno l’ingresso di nuovi protagonisti nel panorama attuale dell’esplorazione del Sistema solare.
    E se questo è vero solo in parte per quanto riguarda Tianwen-1, in quanto l’agenzia spaziale cinese ha già ampiamente avuto il suo debutto con le missioni lunari, è sicuramente vero per Mars Hope, la prima missione interplanetaria degli Emirati Arabi Uniti.

    Lanciata il 19 luglio 2020, Mars Hope (conosciuta anche come Emirates Mars Mission o con il suo nome originale مسبار الأمل , Al Amal), si inserirà in orbita attorno a Marte alle 16:41 (ora italiana) di martedì 9 febbraio.

    Per essere catturata correttamente dal campo gravitazionale marziano, Hope dovrà rallentare da 121mila a 18mila chilometri orari: un obiettivo che potrà raggiungere accendendo i suoi sei motori delta-V per 27 minuti. Questi motori sono già stati testati nel corso di alcune piccole manovre di correzione alla traiettoria della sonda, tuttavia l’inserimento orbitale resta il momento più rischioso dopo il lancio, in cui un errore si può pagare a caro prezzo. Per esempio, mancando il pianeta o schiantandosi sulla sua superficie, entrambi incidenti ben documentati nella storia dell’esplorazione marziana.

    A causa della distanza di circa 11 minuti-luce che ci separa da Marte, tale da rendere impossibile un pilotaggio manuale da parte degli operatori di missione, la manovra di inserimento orbitale sarà integralmente automatica. Se ci saranno problemi, la sonda li dovrà risolvere autonomamente. «Quando vedremo l’accensione dei motori, la manovra sarà già completa a metà», ha detto Pete Withnellprogramme manager di missione, durante una conferenza stampa. «Siamo osservatori, e vedremo cosa sarà successo, ma non potremo interagire in tempo reale».

    L’orbita finale prevista per Hope, che verrà raggiunta alcuni mesi dopo l’inserimento di martedì, sarà compresa tra 28mila e 43mila chilometri di altitudine: una distanza ideale per scansionare il pianeta in maniera integrale, compito che Hope eseguirà ogni nove giorni per almeno un anno marziano (687 giorni terrestri.

    La sonda Hope nei laboratori del Mohammed bin Rashid Space Centre. Crediti: Mbrsc

    L’obiettivo principale della missione è monitorare la meteorologia e la climatologia marziana con i suoi tre strumenti scientifici. Emirs (Emirates Mars Infrared Spectrometer) è uno spettrometro infrarosso pensato per lo studio degli scambi di energia che avvengono nella bassa atmosfera e che ne guidano la dinamica globale. Exi (Emirates Exploration Imager) è invece una camera ad alta risoluzione – fino a 4K – che lavorerà alle frequenze visibili e ultraviolette e che sarà in grado di ottenere un dettaglio sulla superficie fino a 8 chilometri. Emus (Emirates Mars Ultraviolet Spectrometer), infine, è uno spettrometro ultravioletto per lo studio delle specie chimiche negli strati più alti dell’atmosfera, al di sopra dei 100 chilometri di altitudine.

    Per saperne di più e seguire il countdown in tempo reale:

    Guarda il servizio video di MediaInaf Tv su Hope:


    Esplorazioni alle sorgenti del Big Bang. 50 anni fa l’Apollo 14. Stazione Spaziale Internazionale: 20 anni di ricerca nello spazio.

    Coelum Astronomia di Febbraio 2021
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