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17 Ottobre 2018
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    Sarebbe forse ora di tornare a guardarla; non perché è rimasto l’ultimo target astronomico per gli appassionati di città, ma semplicemente perché è la terra celeste più vicina a noi.

    Mosaico di 52 frame ripresi da Jukka-Pekka Metsävainio. Cliccare per l'immagine a piena risoluzione.

    Ennesima delusione dell’anno. In pochissimi infatti sono riusciti a seguire ieri mattina l’occultazione di Venere da parte della Luna… così come del resto era capitato in passato per altri appuntamenti astronomici: comete, eclissi, asteroidi, congiunzioni sul filo dell’orizzonte… quasi tutti falcidiati da condizioni meteo del tutto o in parte sfavorevoli. Eventi per i quali sarebbe stato magari necessario spostarsi di parecchi chilometri o salire in quota tra le montagne per goderne appieno.

    Beati i nostri progenitori, verrebbe da dire, che vivevano in un mondo in cui ogni notte serena era una festa per gli occhi! Adesso quelle azzurre cupole cristalline sono state cancellate da inquinamenti di ogni tipo e le stelle per la maggior parte di noi si mostrano soltanto a loro capriccio, pochissime volte l’anno.

    E allora che fare se non si è della razza di quelli che viaggiano, migrano con i loro grandi strumenti oppure addirittura catturano gli straordinari paesaggi celesti del Nuovo Messico o dell’Australia, fotografando in remoto da casa loro?

    Ebbene, io dico che ci resta solo la Luna. Pensateci…Un mondo che solo le nuvole più spesse riescono a nascondere, e abbastanza grande da essere democraticamente alla portata di chiunque abbia un binocolo, o un sia pur minimo telescopio. Un piccolo pianeta tutto per noi, parcheggiato qui in orbita terrestre, a disposizione almeno tre settimane su quattro. Una fonte inesauribile di giochi d’ombra, chiaroscuri, luci improvvise, albe e tramonti su crateri profondissimi o cime innevate dalla luce del sole.

    Da passarci gli anni, a voler osservare tutto. Come in effetti hanno fatto in tanti, prima di noi, quando ancora il cielo profondo – e adesso profondissimo – era fuori portata e senza il digitale ci si accontentava – si fa per dire – di misurare l’altezza delle montagne lunari, di arrovellarsi sull’imperscrutabile mistero del Ponte nel Mare Crisium, o di aspettare l’attimo in cui all’interno del cratere Hesiodus si sarebbe sprigionato il tanto vagheggiato “raggio lunare”, ovvero la luce del sole che improvvisamente prorompe nella platea da una apertura delle pareti.

    Insomma, la Luna sa essere bella in cento maniere diverse, e misteriosa quanto basta per invogliare chiunque a seguirla sera dopo sera. Luminosa e sempre diversa in ogni suo minuto particolare: una fonte inesauribile di divertimento per chi vuole fotografare, guardare, disegnare, pensare. Eppure…

    Eppure in questi anni è stata abbandonata un po’ da tutti, considerata forse troppo facile e provinciale. Poche e distratte osservazioni visuali, qualche foto di tanto in tanto, nessun disegno.

    Sarebbe forse ora di tornare a guardarla; non perché è rimasto l’ultimo target astronomico per gli appassionati di città, ma semplicemente perché è la terra celeste più vicina a noi.

    G. A.


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