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18 Novembre 2018
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    Nuove osservazioni fanno salire un anonimo asteroide della fascia di Kuiper sul gradino più basso del podio in quanto a dimensioni.

    Spiando la gelida periferia del Sistema Solare, un gruppo di astronomi è riuscito a ottenere preziose informazioni sul pianeta nano 2007 OR10, rivelando un mondo ben più grande del previsto. I dati, ottenuti dai telescopi spaziali Kepler e Herschel, mostrano che il diametro di 2007 OR10, il più grande oggetto del sistema solare privo di un nome ufficiale, è di circa 1535 chilometri, quasi 250 chilometri in più rispetto alle stime precedenti. Questa nuova misurazione rende 2007 OR10 un centinaio di chilometri più grande del pianeta nano Makemake.

    Il pianeta nano 2007 OR10 spiato da Kepler. Credits: Konkoly Observatory/László Molnár and András Pál

    I nuovi dati indicano anche che questo misterioso mondo alieno presenta una superficie relativamente scura. Inoltre, con un periodo di quasi 45 ore, presenta uno dei moti di rotazione più lenti nell’intero Sistema Solare.

    I dati che hanno reso possibili queste scoperte sono stati raccolti dal telescopio spaziale Kepler della NASA nell’ambito della sua missione K2 e dall’osservatorio spaziale europeo Herschel prima che venisse disattivato nel 2013.

    Le nuove misurazioni pongono 2007 OR10 in terza posizione tra i pianeti nani del Sistema Solare in termini di dimensioni. Il collega Haumea presenta un diametro massimo maggiore di quello di 2007 OR10; tuttavia, la sua forma particolarmente allungata fa sì che il suo volume interno sia in realtà ben minore di quello di OR10.

    “Kepler ha fornito un altro contributo importante nella misurazione delle dimensioni di 2007 OR10,” spiega Geert Barentsen della NASA, “ma ciò che è davvero impressionante è la quantità di informazioni sulle proprietà fisiche di questo oggetto che possiamo ricavare unendo i dati di Kepler a quelli di Herschel.”

    La nuova missione K2 prevede che Kepler usi la pressione delle radiazioni solari per bilanciarsi e controllare il proprio assetto, rimediando fino a un certo punto alla perdita di stabilizzazione dovuta al fallimento di due dei quattro giroscopi a bordo del telescopio. Oltre a cercare lievi cali nella luminosità di una stella dovuti al transito di un esopianeta, come già faceva nella sua missione precedente, Kepler ora viene impiegato anche per raccogliere la debole luce proveniente da alcuni degli oggetti più lontani e freddi nel nostro sistema solare.

    A complicare l’analisi dei dati è stata proprio la grande distanza del pianeta nano: nonostante la sua orbita lo porti di tanto in tanto all’altezza dell’orbita di Nettuno, in questo momento 2007 OR10 si trova due volte più in là di Plutone. Misurare la lentissima velocità di rotazione dell’oggetto è stato essenziale per poter effettuare una misurazione indiretta del suo diametro. I dati di Kepler, secondo gli scienziati, contengono addirittura degli indizi di potenziali variazioni di luminosità sulla superficie.

    I dati di Kepler hanno consentito agli astronomi di misurare la frazione della luce riflessa dalla superficie di 2007 OR10, mentre quelli di Herschel hanno rivelato la frazione di luce assorbita e poi riflessa nella porzione infrarossa dello spettro elettromagnetico. Unendo queste due informazioni, gli astronomi sono riusciti a risalire alle dimensioni e alla luminosità dell’oggetto.

    Il fatto che gli studi precedenti avessero sottostimato il reale diametro di 2007 OR10 indica che anche i dati sulla gravità e sulla luminosità di questo mondo debbano essere rivisti. A parità di luce riflessa, infatti, un diametro maggiore è indicativo di una superficie meno riflettente.

    “Le nostre nuove stime sulle dimensioni di 2007 OR10 rendono sempre più probabile che il pianeta nano sia coperto da ghiacci volatili come il metano, il monossido di carbonio e l’azoto, che probabilmente sarebbero persi nello spazio,” spiega Andràs Pàl del Konkoly Observatory. “È emozionante rivelare dettagli come questo su un mondo così lontano e nuovo – soprattutto vista la sua superficie straordinariamente scura e rossastra.”

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