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27 Maggio 2018
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    Siamo abituati a pensare che l’acqua sia alla base della vita come la conosciamo ed è sicuramente vero con le condizioni presenti nel nostro Sistema solare. Ma quando di acqua ce n’è troppa, come sui pianeti attorno alla stella Trappist-1 la vita non può svilupparsi. È questo quanto evidenziato dagli scienziati che hanno studiato il sistema esoplanetario più popolare del momento

    Rappresentazione artistica del sistema formato da Trappist-1 e i suoi sette pianeti rocciosi.

    L’acqua è uno degli elementi alla base della vita, soprattutto se presente in forma liquida – come nei pianeti che si trovano nella fascia di abitabilità di un sistema esoplanetario. Ma troppa acqua potrebbe sortire l’effetto contrario, cioè quello di non consentire lo sviluppo di vita. In sintesi è questo quanto affermato da un gruppo di scienziati guidati da Cayman T. Unterborn dell’Arizona State University, i quali hanno trascorso gli ultimi mesi a studiare nel dettaglio i sette pianeti che orbitano attorno alla nana rossa ultrafredda Trappist-1 ad appena 40 anni luce dal Sole in direzione della costellazione dell’Acquario. Sono gli stessi pianeti che più di altri hanno catturato l’attenzione mediatica nell’ultimo anno, dall’annuncio della loro scoperta. Ma sono abitabili? Chiaramente è questa la domanda che tutti si fanno e studiando la loro composizione si potranno avere delle risposte.

    Dalle diverse osservazioni effettuate finora si evince che i pianeti attorno a Trappist-1 sono tutti più o meno simili alla Terra come taglia, sei di loro sono rocciosi e alcuni contengono una grande quantità di acqua. Dalle misurazioni effettuate, i pianeti risultano essere curiosamente “leggeri”: esaminando massa e volume, tutti questi oggetti sembrano essere meno densi della roccia. Una bassa densità vuol dire, di solito, che potrebbe esserci un’abbondanza di gas atmosferici.

    C’è un però: «I pianeti di Trappist-1 sono troppo piccoli in termini di massa per trattenere abbastanza gas in modo da compensare il deficit di densità», ha spiegato il primo autore dello studio pubblicato su Nature Astronomy. «Anche se fossero in grado di trattenere il gas, la quantità necessaria per compensare il deficit di densità renderebbe il pianeta molto più gonfio di quello che vediamo».

    La soluzione al mistero si chiama H₂O, acqua. Su questo elemento il gruppo di scienziati ha focalizzato l’attenzione, utilizzando un pacchetto di software sviluppato da loro stessi chiamato ExoPlex. Gli esperti hanno potuto combinare tutte le informazioni finora raccolte su questi sette pianeti, includendo anche gli elementi chimici della stella. Ciò che hanno trovato è che i relativamente “asciutti” pianeti interni ( denominati “b” e “c”) sono composti per il 15% della loro massa da acqua (la Terra ha lo 0,02% di acqua rispetto alla sua massa totale); i pianeti esterni (“f” e “g”) presentano più del 50% di acqua rispetto alla massa (ciò equivale all’acqua presente in centinaia di oceani terrestri).

    Si tratta di stime, ma l’andamento sembra chiaro: c’è molta, moltissima acqua in questo sistema planetario ed è la prima volta che vengono studiati pianeti di tipo terrestre con una quantità così abbondante di acqua ghiacciata. Ghiaccio presente anche nei pianeti più interni, perché migrati da posizioni originarie più lontane.

    Sicuramente questa abbondanza di acqua non è positiva se si pensa all’eventuale abitabilità dei sette pianeti. Natalie Hinkel, Vanderbilt University, ha sottolineato: «Un pianeta acquatico, o che non ha alcuna superficie al di sopra dell’acqua, non è dotato degli importanti cicli geochimici che sono assolutamente necessari per la vita».

    Per saperne di più

    Sull’argomento leggi anche

    ➜  Le Sette Meraviglie di Trappist-1 su Coelum astronomia 210

    ➜ Su Coelum astronomia 204 si parla di pianeti extrasolari in occasione della scoperta di Proxima b: cos’è un pianeta extrasolare? Come si rileva? Il punto sulla ricerca: cosa ne pensano gli esperti? Intervista a Luigi Bignami. Il ruolo dell’E-ELT, l’European Extremely Large Telescope.

    ➜  Missione PLATO: occhi italiani alla ricerca di nuovi mondi


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