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24 Ottobre 2019
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    Un nucleo brillante, un disco di materia tutt’attorno ed evidenti bracci a spirale. Sembra una galassia ma in realtà è la stella Elias 2-27, immortalata dal telescopio ALMA che per primo è riuscito a individuare questo tipo di struttura, prodotta dalle onde di densità attorno a una stella di recente formazione. Nel team che ha effettuato la scoperta anche Leonardo Testi (ESO e INAF)

    Immagine della stella Elias 2-27 ripresa da ALMA, in cui sono ben evidenti i bracci a spirale formati da polveri e gas. Crediti: Credit: B. Saxton (NRAO/AUI/NSF); ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)

    Non fatevi ingannare dal vostro colpo d’occhio. Quella che vedete immortalata nell’immagine qui sopra non è una galassia a spirale – come in effetti potrebbe sembrare di primo acchito –  ma una giovanissima stella avvolta da un disco turbinante di gas e polvere, denominata Elias 2-27. È la prima osservazione di questo tipo di struttura attorno a una stella di recente formazione prodotta dalle onde di densità, ovvero perturbazioni gravitazionali che danno vita a bracci simili, appunto, a quelli di una galassia. Un altro record che va ad aggiungersi al palmares del telescopio ALMA (Atacama Large Millimeter-submillimeter Array) dell’ESO.

    «Queste osservazioni sono la prima prova diretta delle onde di densità in un disco protoplanetario», dice Laura Perez, astronoma dell’Istituto Max Planck per la radioastronomia a Bonn, in Germania, e prima autrice di un articolo pubblicato sulla rivista Science, a cui ha partecipato anche Leonardo Testi, astronomo dell’ESO e associato INAF.

    Elias 2-27, la cui età è stimata attorno al milione di anni, si trova a circa 450 anni luce dalla Terra nel complesso di formazione stellare di Ofiuco. Anche se possiede appena la metà circa della massa del nostro Sole, questa stella possiede un disco protoplanetario insolitamente massiccio. Nella regione più prossima alla stella, ALMA ha individuato un disco appiattito di polvere, tipica caratteristica delle giovani stelle, che si estende a una distanza superiore a quella che compete all’orbita di Nettuno nel nostro Sistema solare. Al di là di questo disco, il telescopio europeo che si trova sull’altopiano di Atacama, sulle Ande cilene, ha osservato una banda scura, indice in quella zona di una bassa presenza di polvere, dove però potrebbe esserci un pianeta in formazione. Da questa zona poi partono due estesi bracci di spirale che si estendono per oltre 10 miliardi di chilometri dalla stella.

    «Grazie ad ALMA stiamo compiendo dei passi da gigante per comprendere la formazione dei pianeti in altri sistemi stellari» commenta Testi.  «Ora possiamo farlo osservando direttamente e con un livello di dettaglio mai raggiunto prima cosa sta succedendo all’interno dei dischi protoplanetari. Dopo le prime immagini che mostrano i ”buchi” creati dai nuovi pianeti nei dischi, adesso vediamo attorno a Elias 2-27 i possibili effetti delle instabilità gravitazionali che possono innescare la formazione dei pianeti».


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