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16 Settembre 2019
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    Un progetto di ricerca va a caccia dei punti di allunaggio e di quanto resta di tutte le missioni che dal 1959 sono arrivate sul nostro satellite. Solo una piccolissima parte sono stati localizzati.

    La mappa dei punti di allunaggio di tutte le missioni lunari (per la legenda vedi http://www.space.com/18905-moon-spacecraft-dumping-ground-infographic.html) Space.com

    Se pensate alla superficie lunare come a un territorio incontaminato, siete decisamente fuori strada. A voler passeggiare sulla Luna, si rischierebbe di inciampare in continuazione in pezzi di ferraglia lasciati in giro dalle varie missioni spaziali che sono atterrate (o si sono schiantate) sul nostro satellite. Alcuni di questi frammenti sono stati localizzati, negli ultimi anni, grazie alle sonde che orbitano attorno alla Luna e che possono riprendere immagini ad alta risoluzione della sua superficie. Per esempio,sono stati individuati  i resti dell’Apollo 11, quelli di diverse missioni russe, e quelli della recente missione Grail. Ma moltissimi altri mancano all’appello.

    Jeff Plescia, dell’Applied Physics Laboratory della  Johns Hopkins University, guida un progetto che, usando soprattutto le immagini riprese dalla camera a bordo del Lunar Reconnaissance Orbiter, punta a localizzare quanto più possibile tra i contributi umani al paesaggio lunare.

    Il punto di partenza per la ricerca sarà la mappa dei punti di allunaggio dei ben 71 oggetti (in alcuni casi, parti diverse della stessa missione) che dal 1959 abbiamo mandato sulla Luna. Senza risparmiare nemmeno la faccia nascosta, dove se ne trovano quattro.

    Lo scopo è in parte quello di accertare una volta per tutte il destino di alcune missioni con cui furono persi i contatti al momento del contatto col suolo lunare, e di cui tutt’ora non si sa se si siano  schiantate o abbiano semplicemente perso la comunicazione con la Terra per l’avaria degli strumenti: come Surveyor 4 della NASA (1967) o la missione russa Luna 18 (1971). E in parte i ricercatori vorrebbero individuare con precisione dei siti da dichiarare “patrimonio lunare”, dove future missioni potrebbero atterrare per riprendere da vicino i resti delle prime pionieristiche missioni. O, al contrario, tenersene lontane per non rischiare di allunare proprio sopra ad essi.

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