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27 Maggio 2020
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    La sonda della Nasa si prepara all’ultimo anno di missione. Ogni missione nello spazio è limitata nel tempo dal quantitativo di carburante, ma Dawn rimarrà stabile nell’orbita del pianeta nano anche dopo l’esaurimento del propellente a base di idrazina

    In questa impressione artistica, la sonda Dawn sorvola Cerere, sulla destra, proprio sopra ai pannelli solari, fa capolino una delle famose macchie bianche del pianeta nano, la più famosa nel cratere Occator. Crediti: NASA/JPL-Caltech

    Ancora un anno e dovremo dire addio anche alla missione Dawn, la prima sonda spaziale a raggiungere (era il 6 marzo 2015) un pianeta nano, cioè Cerere, nonché la prima ad aver orbitato attorno a due obiettivi extraterrestri distinti, avendo raggiunto e studiato da vicino anche Vesta per 14 mesi (tra il 2011 e il 2012). La Nasa ha deciso nuovamente di prolungare la durata della missione attorno al più grande oggetto nella fascia asteroidale tra Marte e Giove.

    Su Coelum astronomia n. 203 un report sulle principali scoperte della missione. Per la lettura gratuita cliccare sull'immagine.

    Il team Dawn sta attualmente perfezionando le varie fasi dell’ultimo capitolo della missione. Per non contaminare Cerere, la sonda Dawn non atterrerà né si schianterà sul pianeta nano. Il piano è quello di raccogliere più dati possibili nel corso dell’orbita finale, che raggiungerà l’anno prossimo, dove rimarrà anche quando non potrà più comunicare con la Terra. I tecnici della Nasa stimano che la navicella spaziale possa continuare a funzionare fino alla seconda metà del 2018. Ogni missione nello spazio è limitata nel tempo dal quantitativo di carburante, e questa non fa eccezione. Dawn rimarrà, però, stabile nell’orbita anche dopo l’esaurimento del propellente a base di idrazina.

    Il team di volo che guida la sonda sta studiando modi per manovrare Dawn verso una nuova orbita ellittica, che può portare la navicella spaziale a meno di 200 chilometri dalla superficie di Cerere. Dawn sarà in orbita già quando il pianeta nano passerà al perielio, cioè il punto più vicino al Sole, ad aprile 2018.

    Nei prossimi mesi gli scienziati attiveranno tutti gli strumenti e si farà scienza fino all’ultimo giorno. Con il Gamma Ray and Neutron Detector si approfondirà lo studio della composizione dello strato superiore di Cerere e la quantità di ghiaccio che contiene. La navicella spaziale studierà nuovamente in luce visibile la geologia superficiale del pianeta nano con la sua Framing Camera ed effettuerà misurazioni della mineralogia di Cerere con lo spettrometro italiano Visual and Infrared Spectrometer (Vir), fornito dall’Agenzia spaziale italiana sotto la guida scientifica dell’Istituto nazionale di astrofisica.

    Maria Cristina De Sanctis dell’Istituto di astrofisica e planetologia spaziali dell’Inaf di Roma

    Alla planetologa Maria Cristina De Sanctis, ricercatrice presso dell’Istituto di astrofisica e planetologia spaziali dell’Inaf di Roma nonché principal investigator dello strumento Vir, abbiamo chiesto qualche chiarimento in merito alla missione Dawn.

    La Nasa resterà su Cerere con Dawn fino alla seconda metà del 2018. Cosa ha portato a questa decisione?

    «È stata approvata la seconda missione estesa di Dawn e la sonda rimarrà a osservare Cerere per almeno il prossimo anno. In effetti la durata della missione non è completamente definita perché dipende dai consumi di carburante che si avranno nei prossimi mesi. Non escludo, quindi, che la missione possa durare anche più a lungo. L’osservazione di Cerere quando si trova in prossimità del perielio è estremamente importante per capire i fenomeni legati alla presenza di acqua in questo corpo del Sistema solare. Una maggiore insolazione potrebbe indurre, infatti, la sublimazione del ghiaccio creando dei fenomeni osservabili dalla sonda».

    La quantità di carburante rimasta non consente a Dawn di andare altrove. Giusto?

    «Al momento è previsto che la sonda, una volta esaurita la possibilità di comunicare con la Terra, sia posizionata su un’orbita stabile intorno a Cerere. Il motivo della scelta dell’orbita stabile intorno a Cerere è legato alla interesse esobiologico di questo corpo che non deve essere “contaminato” da materiale terrestre».

    Facciamo un punto sullo strumento Vir, un successo tutto italiano. Quali gli highlights da segnalare finora? Novità previste? Cosa sta “osservando” attualmente?

    «Le scoperte di Dawn e Vir sono molte e tutte importanti per la comprensione delle fasi iniziali del Sistema solare e in particolare della fascia degli asteroidi. Personalmente, tra le prime scoperte in ordine temporale, metterei la conferma che i meteoriti Hed provengono da Vesta e la scoperta di materiale “idrato” su parte della superficie di Vesta. Gli Hed sono meteoriti basaltici molto antici, quindi provengono da un oggetto differenziato come un pianeta di tipo terrestre e questo “proto-pianeta” è Vesta. La scoperta invece di materiale idrato ci ha indicato un passato in cui vi era molto materiale proveniente da oggetti ricchi in acqua che hanno impattato con corpi del sistema solare interno, suggerendo quindi un veicolo per l’acqua su corpi come la Terra. Tra le ultime scoperte che riguardano Cerere, vi è la presenza sia di materiale organico che di carbonati e composti di ammonio. Su Cerere sono stati scoperti carbonati di sodio in notevoli quantità, materiale ammoniato su tutta la superficie e organici alifatici. Tutti questi materiali, insieme ad argille e ghiaccio d’acqua, sono di notevole importanza per quanti riguarda l’esobiologia, in quanto mattoni fondamentali per molecole biotiche. Cerere, grazie alle osservazioni Vir, è diventato uno degli oggetti più interessanti per la ricerca di vita. Al momento Vir sta riponsando, ma prevediamo di iniziare nuove osservazioni a breve, una volta che il team avrà stabilito con accuratezza le nuove orbite».


    Alla Ricerca dei Pianeti Extrasolari. Da 52 Pegasi b a PLATO, alla ricerca amatoriale.

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