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22 Settembre 2020
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    Fra il 13 e il 14 maggio il Sole ha emesso i più potenti solar flare di classe di quest’anno, tra cui il terzo più potente del ciclo in corso. Il picco con un flare di classe X 3.2, associato a una espulsione di massa coronale che ha messo in allerta i responsabili di diverse missioni NASA.

    Finalmente il Sole inizia a fare sul serio. Finora questo 2013, che segna il picco nel suo ciclo di attività che si ripete ogni 11 anni, è stato relativamente tranquillo per la nostra stella, che non ha prodotto gli eventi violenti che gli esperti si aspettavano fino a qualche mese fa. Ma fra il 13 e il 14 maggio, ha prodotto tre brillamenti di classe X di intensità crescente: prima uno di classe X 1.7, poi alle 18:05 ora italiana un brillamento di classe X 2.8, e per finire alle 3:17 ora italiana del 14 maggio un flare di intensità X 3.2. E’ stato il flare più potente di quest’anno, e il terzo più potente di questo ciclo, battuto solo dal flare di classe X 6.9 del 9 agosto 2011.

    Tutti e tre i flare di questi giorni sono stati accompagnati da espulsioni di massa coronale, un altro tipo di evento solare che proietta grandi quantità di particelle dalla corona solare nello spazio. Sono proprio questi flussi di particelle che possono danneggiare il funzionamento di satelliti artificiali e sistemi di telecomunicazione sulla Terra. In questo caso l’espulsione di massa coronale non era rivolta verso la Terra. Tuttavia tre satelliti della NASA (STEREO-B, Messenger e Spitzer) erano sulla sua traiettoria. I loro team si sono attivati per mettere i satelliti in modalità “sicura”, per proteggere gli strumenti dal flusso di materia proveniente dal Sole.

    I flare (potenti emissioni di radiazione dal Sole) di classe X sono in assoluto i più potenti: il numero che accompagna la lettera specifica ulteriormente la loro intensità: un flare di classe X 2 è due volte più potente di uno di classe X 1, uno di classe X 3 tre volte più intenso, e così via.

    Il flare di intensità X 2.8 del 13 maggio, ripreso dal satellite della NASA Solar Dynamics Observatory. L’immagine è nella lunghezza d’onda di 131 angstrom. (Credit: NASA/SDO)

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