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    Dopo avere analizzato i dati che mostravano la presenza di elevate quantità di silice in un frammento di roccia, gli scienziati di Curiosity hanno deciso far tornare indietro il rover marziano per dargli un’occhiata più da vicino: potrebbe contenere antico materiale organico

    Un frammento di roccia ribattezzato “Lamoose”, di circa 10 cm, ripreso dalla camera MAHLI del rover Curiosity l’11 luglio 2015. Come la vicina roccia “Elk”, possiede un’inaspettatamente alta concentrazione di silice. Crediti: NASA/JPL-Caltech/MSSS

    MARCIA INDIETRO PER CURIOSITY

    Si avvicina il terzo anniversario del suo atterraggio su Marte per il rover Curiosity della NASA, che recentemente ha trovato qualcosa di diverso da tutto ciò che aveva analizzato in precedenza: una roccia contenente livelli inaspettatamente alti di silice. La silice è un componente alquanto comune delle rocce terrestri, dove può essere trovata sotto forma di quarzo.

    Nelle sue esplorazioni programmate, Curiosity aveva recentemente esaminato una zona target denominata “Elk” (alce) vicino al “Marias Pass”, ai piedi del Monte Sharp. Successivamente, era stato avviato verso un altro obbiettivo. Quando i ricercatori a Terra hanno avuto l’opportunità di analizzare i dati di due strumenti utilizzati da Curiosity, la ChemCam (Chemistry & Camera) – dotata di laser per vaporizzare le rocce e ottenere lo spettro della loro composizione – e il DAN (Dynamic Albedo of Neutrons), che mostravano, rispettivamente, elevate quantità di silicio e idrogeno, hanno deciso di far tornare indietro il grande robot marziano per dare un’occhiata più da vicino.

    La marcia indietro è stata giustificata dalla considerazione che, con tali caratteristiche, l’affioramento “Elk” potrebbe contenere delle sorprese: alti livelli di silice nella roccia rappresentano infatti le condizioni ideali per la conservazione di materiale organico, se mai è stato qui presente.

    «Non si sa mai cosa aspettarsi su Marte, ma il target “Elk” era sufficientemente interessante per decidere di tornare indietro e indagare», conferma Roger Wiens, del Los Alamos National Laboratory in New Mexico, responsabile scientifico dello strumento ChemCam. Il quale ChemCam, per inciso, sta per raggiungere la soglia dei 1.000 obbiettivi analizzati, avendo già sparato il suo laser più di 260.000 volte da quando Curiosity è atterrato su Marte il 6 agosto 2012.

    Una volta tornato sui suoi passi, il rover è stato in grado di studiare in dettaglio un affioramento simile a “Elk”, chiamato “Lamoose”, utilizzando due strumenti presenti nella ricca dotazione del braccio robotico estensibile, l’analizzatore di spettro APXS (Alpha Particle X-ray Spectrometer) e la fotocamera MAHLI (Mars Hand Lens Imager).

    Una zona larga 40 cm circa dell’affioramento denominato “Missoula”, che ha attirato l’attenzione del team di Curiosity, è rappresentata in questo mosaico ottenuto dal rover l’1 luglio 2015. Crediti: NASA/JPL-Caltech/MSSS

    La stessa macchina da ripresa che Curiosity stava utilizzando prima del repentino cambio di programma, mentre era tutto intento a passare al setaccio una zona di contatto geologico vicino a “Marias Pass”, dove una roccia sedimentaria argillosa chiara incontra un’arenaria più scura.

    «Abbiamo trovato un affioramento di nome “Missoula” dove i due tipi di roccia si sono riuniti, ma era piuttosto piccolo e in prossimità del suolo. Abbiamo usato il braccio robotico per acquisire una vista ravvicinata con la fotocamera MAHLI: è come averci ficcato il naso dentro», dice Ashwin Vasavada, scienziato del Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, in California.

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