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4 Dicembre 2020
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    L’originale calcolatore astronomico conservato nel cuore di Torino torna a essere disponibile al pubblico nel suo contesto monumentale. La cappella barocca in cui è conservato è stata infatti riaperta nel gennaio 2017 dopo un attento restauro finanziato dalla Compagnia San Paolo.

    Il calendario perpetuo del Plana ora fruibile al pubblico in visita alla Cappella dei Mercanti.

    Pochi sanno che nel cuore di Torino è custodito un vero e proprio tesoro ingegneristico: il Calendario meccanico Universale (detto anche della Ressurrezione) di Plana.

    Giovanni Antonio Amedeo Plana (1781-1864) era un insigne astronomo torinese vissuto a cavallo tra il diciottesimo e diciannovesimo secolo, padre dell’Osservatorio Astronomico di Torino e interessato al moto della Luna. In particolare diede un grande impulso all’informatica moderna dei calcolatori: invitò il famoso scienziato “proto-informatico”, che per primo ebbe l’idea di un calcolatore programmabile, Charles Babbage a Torino e realizzò un proprio calendario perpetuo nel 1831 in due esemplari, ma tenne per se il suo funzionamento. Non lo espose in alcuna conferenza o trattato ed è rimasto sconosciuto fino al 2015, quando il calendario è stato analizzato nel dettaglio e riprodotto per la prima volta da quattro team di studenti del Politecnico di Torino.

    Il team vincitore (da sx, Meysam Nasiri e Roberto Cappato) il modello è ora a disposizione dei visitatori della Cappella dei Mercanti (fonte foto gravita-zero.org).

    Il Calendario della Ressurrezione è ora visibile a Torino nella sagrestia della appena restaurata Cappella dei Mercanti di Torino. In mezzo a diversi oggetti sacri, potrete ora ammirare il Calendario e, di fronte, il modello in scala 2:3 realizzato dagli studenti primi classificati tra i quattro team impegnati nell’analisi e nella scoperta del suo funzionamento.

    L’apparente semplicità del lato frontale scompare alla vista del lato posteriore, dotato di numerosi tamburi, dischi, nastri scorrevoli, catene, ruote dentate e viti senza fine in legno, tela e metallo. I nove cilindri (ovvero, gli elementi di “memoria a sola lettura”) riportano i ben 46.000 numeri del calendario visualizzati frontalmente.

    Il retro del calendario, funzionando come un vero e proprio computer, è composto da nove memorie a tamburo (cilindri su cui sono scritti dati in forma numerica), a disco e a nastro in grado di memorizzare oltre 46.000 dati. Foto dell'autore.

    Il calendario fornisce tutte le informazioni sul giorno della settimana, comprese le festività liturgiche cattoliche (periodiche e non periodiche, comprese le festività mobili come la Pasqua, forse la più complessa) per ogni anno su un lasso di tempo di ben 4 mila anni dall’anno 1 D.C. Sono comprese le differenze tra il calendario giuliano (fino al 1582) e quello successivo, gregoriano: la differenza di durata tra anno solare e anno gregoriano (il primo 11 minuti più lungo) ha fatto sì che la loro risincronizzazione abbia fatto “sparire” i giorni compresi tra il giovedì 4 e il venerdì 15 ottobre 1582, assenti dai dati.

    L’input fornito in ingresso è l’anno: il quadrante frontale visualizza tutte le informazioni relative ai giorni e ai mesi di quell’anno, giorni della settimana, lettere domenicali, e l’Epatta – ovvero l’età della Luna nel suo ciclo di lunazione, rilevante proprio nel calcolo della Pasqua.

    Ma rimandiamo la trattazione sulla storia e il funzionamento del Calendario perpetuo a un articolo più approfondito su uno dei prossimi numeri di Coelum Astronomia! Restate sintonizzati…

    Per il momento non perdete l’opportunità di vedere da vicino questo gioiello del calcolo astronomico esposto nella sagrestia della Cappella dei Mercanti, finalmente aperta al pubblico dopo il restauro.

    Per prenotare una visita alla Cappella dei Mercanti di Torino qui tutte le informazioni.

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