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L’ultima missione del Columbia segna una pietra miliare nell’astronautica
di Cristiano Casonati
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La navetta Columbia è decollata per la sua ventottesima missione giovedì 16 gennaio 2003 alle ore 9,39 (ora di Houston). I media italiani hanno trattato in maniera piuttosto superficiale l’evento, dato che si trattava, in fondo, dell’ennesimo lancio. Era inoltre una missione scientifica, che non prevedeva nemmeno l’attracco alla stazione spaziale internazionale, e per questo motivo non risultava molto interessante.
Ma interessante lo diventava, in Italia (e certamente in tutto il mondo), nel primo pomeriggio del primo febbraio, dopo che un’agenzia riportava un “urlo” statunitense che informava che la navetta era stata “persa” sui cieli del Texas durante le fasi finali del rientro. Da quel momento tutto il mondo è stato invaso da un’incredibile serie di messaggi informativi e in pochi minuti è stato chiaro che il Columbia si era disintegrato in volo durante il rientro nell’atmosfera.

Ho continuato incessantemente, nel corso di questi mesi, a leggere report e articoli dei media USA, a raccogliere tutte le immagini che ho potuto, e anche a raffrontare le informazioni che trovavo su diversi siti. Con la speranza di illustrare a tutti gli appassionati di astronautica come me le cause di questa tragedia vi rapporto un pochino dell’ultima missione del Columbia partendo proprio dalla fine, da quel momento a soli sedici minuti dal previsto atterraggio sulla pista del Kennedy Space Center, in Florida, a pochi chilometri da cui era partito due settimane prima.
Il Columbia ripreso all’atterraggio alla conclusione di una precedente missione. Notare le piastrelle nere anche sulla parte superiore anteriore delle ali. Questa era una caratteristica esclusiva del Columbia. (CAIB – NASA)

Un rientro fuori dal normale

Fin dall'inizio del rientro, già sui cieli della California, il Columbia ha cominciato a perdere frammenti di materiale di cui non si può stabilire esattamente l’identità ma probabilmente porzioni delle piastrelle antitermiche, esistono segnalazioni radar che lo provano. Si notano puntini luminosi che si separano dalla navetta non appena inizia il contatto con l'atmosfera. L’ala sinistra della navetta perde frammenti del rivestimento termico, che si separano e rimangono indietro, li si vede evidentissimi dalle immagini riprese da alcuni videoamatori, molti minuti prima della frammentazione definitiva sopra il Texas. Così succede che i gas caldissimi della fase del rientro in atmosfera penetrano nelle strutture interne dell’ala, in alluminio. Questione di tempo, solo pochi minuti, e l’ala cede di schianto, staccandosi dall’orbiter. E’ la fine per il Columbia e per i suoi occupanti, la navetta si disintegra. Oltre quaranta tonnellate di detriti arrivano a terra, sparsi tra la California e il Texas.

Cominciamo dalla sala del Centro di Controllo Missioni, a Houston, nel Texas. Come sempre, si segue il volo della navetta al rientro, è una fase certamente critica, ma i centododici voli precedenti (con l’unica eccezione di quello del Challenger il ventotto gennaio 1986) non hanno mai dato preoccupazioni, quindi tutti sono apparentemente fiduciosi e ci si aspetta di assistere a un altro perfetto atterraggio.
Purtroppo stavolta le cose prendono una brutta piega fin dal momento dell’inizio del rientro. I controllori seguono il volo e ricevono i dati della telemetria, e molte cose NON vanno come da manuale, arrivano dati che segnalano inusitati aumenti di temperatura di alcuni punti di misura posti sull’ala sinistra. E, pochi istanti dopo, si notano sparire segnali di alcuni sensori nella zona del carrello di atterraggio sinistro; ma non tutti insieme, bensì uno alla volta, ogni quattro o cinque secondi, come se i fili venissero “tagliati” uno dopo l'altro, lentamente. Cioè come se il calore penetrasse lentamente all'interno delle strutture. E, poco dopo, perdita dei sensori del freno, della pressione della ruota esterna di sinistra. E, ancora, improvvisamente, la cessazione del canale telemetrico dell'intera ala sinistra.
Immaginiamo i brividi dei controllori di volo di turno alle consolles, come dovevano sentirsi in quel momento, con una situazione assolutamente senza precedenti, con i dati che a mano a mano sparivano dagli schermi.


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