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6 Dicembre 2019
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Massimo Auci

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Chi si avventura liberamente in internet per sapere cosa c’è di nuovo nel mondo della scienza, si imbatte in un labirinto di informazioni, in molti casi troppo specialistiche per i non addetti ai lavori, oppure alterate da rielaborazioni e esemplificazioni non sempre appropriate…

La rilevanza raggiunta in questi ultimi anni dalle tecnologie web, ha prodotto una sovrabbondanza di informazione in rete non sempre correttamente filtrata e strutturata. Chi si avventura liberamente in internet per sapere cosa c’è di nuovo nel mondo della scienza, si imbatte in un labirinto di informazioni, in molti casi troppo specialistiche per i non addetti ai lavori, oppure alterate da rielaborazioni e esemplificazioni non sempre appropriate, o ancora a volte denaturate dall’aggiunta di idee e considerazioni che di scientifico hanno poco o nulla.

Massimo Auci

è nato a Roma nel 1955. Si è laureato in Fisica Cosmica all’Università di Torino, dove ha lavorato presso il Dipartimento di Fisica Generale fino al 1995. Docente di Fisica e Matematica presso la Scuola Internazionale Europea di Torino, è autore di numerosi articoli scientifici, libri e saggi. Vicepresidente di Odisseo Space, che opera nel settore della ricerca e della formazione in campo aerospaziale, collabora come Science Editor con il portale di comunicazione e divulgazione scientifica “Gravità Zero” (www.gravita-zero.org) di cui è tra i fondatori.

Così, ad avere la possibilità di un sereno e felice futuro digitale in rete, rimangono  essenzialmente temi come la cronaca, l’economia, la politica, per i quali la rielaborazione soggettiva dell’autore, oltre a non alterare la notizia, rappresenta un deciso plusvalore.

Per la scienza invece, escludendo le riviste frequentate solo dai professionisti del settore, esistono essenzialmente due modalità di  comunicazione: la prima è quella tipicamente giornalistica, dove è la notizia di cronaca in sé a essere in primo piano, la seconda è invece quella divulgativa, nella quale sono proprio le implicazioni delle scoperte e il loro profondo significato ad essere alla ribalta.

In questo caso, il contenuto specialistico è reso comprensibile a tutti coloro che sono interessati alla materia, ma qualunque involontaria alterazione o cattiva interpretazione rischia di danneggiarne irrimediabilmente il contenuto scientifico. Questo è quanto potrebbe accadere all’astrofisica e all’astronomia, due ambiti che – a cominciare dallo studio della radiazione cosmica negli anni ‘60, fino all’avvento negli anni ‘90 del telescopio spaziale Hubble e delle attuali sonde Planck e Chandra – si sono intrecciati e fusi indissolubilmente, dando vita alla cosmologia sperimentale.

Si tratta di un ambito di forte impatto mediatico e di forte attrazione per il grande pubblico, ma difficile per essere comunicato ad un pubblico di non addetti ai lavori, un ambito che  necessita molta attenzione e professionalità. Cosa può quindi avere oggi, editorialmente parlando, un futuro esclusivamente in rete? Ovviamente i quotidiani e le riviste a sfondo umanistico e sociale, ma non le riviste d’informazione, divulgazione e formazione scientifica, quelle devono oggi sapersi reinventare, proponendosi in tutti i formati, sfumature e potenzialità, offrendo prima di tutto una garanzia di semplicità, scientificità e leggibilità che non  sempre il web è in grado di offrire.

Proprio per potersi distinguere  dall’informazione a libero accesso in rete, le riviste tradizionali devono oggi saper proporre articoli chiari, con diversi livelli di difficoltà, comunque sempre filtrati e strutturati in modo da essere fruibili da chiunque a livello amatoriale o specialistico, consentendo così la più larga diffusione possibile del sapere online e in edicola.

Credo perciò nell’indispensabilità di una rivista cartacea, da leggere,  sfogliare, studiare e archiviare, affiancata però da una versione più moderna in formato e-book, a cui ogni lettore e appassionato della rivista cartacea possano  liberamente accedere per affrontare approfondimenti, spunti di riflessione, schede didattiche, e avere magari la possibilità di accesso online a telescopi in remoto per poter continuare ad avere ancora, proprio come una volta, l’emozione dell’osservazione dell’universo in diretta.

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