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9 Agosto 2020
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Editoriale – Coelum n.123 – 2008

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Gli sguardi stupiti degli ultimi escursionisti domenicali mi accompagnano verso il Nuvolau. Loro scendono al tramonto dopo una domenica spettacolare, io salgo con lo zaino degno di un bivacco di una settimana.
Dentro lo zaino il binocolone 20×90, il 10×50, l’atlante stellare, il termos con il tè e poi tutto quanto serve per ripararsi dal freddo dei 2575 metri della cima scelta come osservatorio.
Nel mirino c’è la cometa 2008 A1 McNaught, che dall’emisfero australe si sta finalmente portando verso il nostro. È però molto bassa e al momento del crepuscolo astronomico sarà alta appena 10° sull’orizzonte.
Per fortuna è segnalata discretamente luminosa, ma per certe cose serve un cielo cristallino, elemento che stasera sembra non mancare.
Cinquanta minuti di pura fatica ed eccomi sul Nuvolau, autentico balcone sul cielo e sul circondario di cime dolomitiche.
Arrivo su che il Sole è appena tramontato e i colori che seguono l’evento sono magnifici. Arancione a ovest e rosa a est.
Comincia a mostrarsi Venere pur in un cielo ancora chiarissimo e dopo poco, forse un po’ geloso, si fa vedere anche Giove. Ci sono un bel po’ di gradi tra i due pianeti più luminosi che si incontreranno fra un mese per un appuntamento imperdibile. Intanto però qualche foto ci scappa.
Con l’avanzare del buio cresce, oltre all’attesa, anche una leggera inquietudine.
Il Nuvolau non sarà il K2 ma sono quassù da solo, di notte, lontano da tutto e tutti, e laggiù distanti brillano le lucine dei paesini a valle e quelle dei fari delle macchine che percorrono la strada del Passo Giau.
Individuo le stelle più luminose dell’Ofiuco tra cui quella che mi farà da riferimento per la McNaught. Il chiarore però è ancora intenso, bisogna aspettare.
Con il binocolo 10×50 in mano comincio le ricerche per orientarmi, e con il buio un po’ più deciso credo di individuare qualcosa di nebuloso.
È ora di sfoderare il binocolone! Lo monto sul cavalletto fotografico e guardandoci dentro vedo chiaramente un batuffolo tenue. La McNaught! Bisogna però aspettare ancora per avere condizioni migliori.
Finalmente il chiarore si attenua e il batuffolo si mostra ora più convinto.
La cometa è molto concentrata, senza accenno di coda e con una leggera luminosità maggiore verso il centro.
Ho bisogno di un confronto per fare una stima, mi guardo un po’ intorno…
Appena più in alto ci sono i globulari M10 e M12 che, puntati, si mostrano però più grandi e più luminosi della cometa. Allora provo con il vicino M107, altro globulare dell’Ofiuco, costellazione che ne ospita parecchi. In questo caso la cometa è decisamente più luminosa.
C’è anche M9 un po’ più distante… ci provo… ed è preciso identico, sia come dimensioni che come luminosità! Così, la stima è presto fatta: mag. +7,9, diametro di 9 primi d’arco!
Accendo la pila frontale e rimetto tutto nello zaino dopo un ultima occhiata di saluto al batuffolo. Un sorso di tè caldo e spengo nuovamente la luce, estasiato da una Via Lattea davvero impressionante.
Condensazioni e bande scure non si contano e la biforcazione che parte dal Cigno sembra un fiume che si dirama. Non c’è più Venere, e Giove si gode soddisfatto lo scettro di re del cielo.
Comincia il rientro nel buio più pesto, ma conosco la strada, essendo venuto quassù molte volte. Un’ora dopo sono alla macchina.
Missione compiuta, dunque; anche se accendendo il motore non riesco a capire se ciò che sento è contentezza per le cose che ho visto, o inquietudine per un qualcosa di più grande che non sono riuscito a cogliere.
Comunque, è bello tornare a casa con una cometa nel cuore.

Editoriale pubblicato su Coelum n.123 - 2008.

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