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Editoriale – Coelum n.144 – Dicembre 2010

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Sapevate che Paul Davies, il fisico inglese che una ventina di anni fa ci deliziò con libri come “Dio e la nuova fisica” e “La mente di Dio”, da un po’ di tempo a questa parte ha messo da parte i suoi interessi per la cosmologia e si sta invece dedicando all’astrobiologia?

È dal 2005, infatti, che l’ormai ultrasessantenne Paul è stato scelto per guidare il Post-Detection Science and Technology Taskgroup, ovvero il team di scienziati, giuristi e filosofi incaricato di gestire in ambito SETI un eventuale “primo contatto” con civiltà aliene.

Anche la sua produzione letteraria si è ovviamente adeguata al cambio di indirizzo, e gli ultimi successi in libreria sono stati scanditi da titoli come “The Search for the Origin and Meaning of Life”, “The Goldilocks Enigma” (ve lo ricordate il significato di Goldilocks? Ne abbiamo parlato in Coelum n.63 a pag. 88) e “Quantum Aspect of Life”…
L’ultimo in assoluto è più propriamente dedicato al SETI in occasione del cinquantenario della sua fondazione e si chiama “The Eerie Silence” (“Il Silenzio Inquietante” nella versione italiana uscita in questi giorni), un libro in cui Davies affronta l’eterno interrogativo suggerito dal paradosso di Fermi: perché gli alieni non sono già qui?

Un argomento che la nostra rivista ha già trattato parecchie volte, e che Davies affronta da due diversi punti di vista. Il primo, non molto originale e non del tutto logico afferma che gli alieni non ci stanno cercando perché non sanno che noi siamo qui. “La civiltà più vicina – spiega Davies – è presumibilmente a non meno di un migliaio di anni luce da noi, così adesso loro vedrebbero la Terra come era mille anni fa, nel 1010, ben prima che inventassimo i radiotelescopi. Gli alieni potrebbero iniziare a trasmettere segnali radio verso di noi quando riceveranno i nostri, ossia tra circa 900 anni. Poi, ce ne vorrebbero altri 1000 perché la loro risposta arrivi. Un’eternità”. Il secondo punto di vista esposto da Davies è quello di chi crede invece che l’“invasione” aliena della Terra, seppur pacifica, possa esserci già stata in tempi remotissimi, e che possa aver lasciato tracce sul nostro pianeta, magari sotto forma di informazioni cifrate all’interno del DNA di organismi terrestri o addirittura di microrganismi dalla struttura metabolica completamente diversa. Una ipotesi come tante altre… verrebbe da pensare… se non che, per una stranissima coincidenza proprio in questi giorni la NASA (che ormai ci sta abituando a dei colpi di teatro niente male), dopo la conferenza sulla scoperta del giovane buco nero (vedi in questo stesso numero a pag. 14) ne ha indetta una seconda per il 2 dicembre, anticipando clamorose rivelazioni in tema di vita extraterrestre.

Di cosa si tratta? Beh… per saperlo non dovete far altro che andare alla pagina 11; dove scoprirete come Davies parlando nel suo libro di “biosfera ombra”, nel senso dell’impronta lasciata da una genesi di origine aliena, abbia colpito perfettamente nel segno. Vi avverto però: non è la notizia che tutti noi stiamo attendendo da tempo…
La prova dell’esistenza della vita al di fuori della Terra ci sfugge ancora, ma trovo che sia comunque di ottimo auspicio chiudere l’anno con una notizia così simile a quanto vorremmo presto sentirci dire. Del resto, sta per finire il primo decennio del 21° secolo, e ho come la sensazione (non chiedetemi perché) che il 2011 sarà per noi un anno pieno di straordinarie sorprese.

Editoriale pubblicato su Coelum n.144 - Dicembre 2010.

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2 Commenti a “Editoriale – Coelum n.144 – Dicembre 2010”

  1. ma il libro “il silenzio inquietante” ancora non è uscito in Italia .

    saluti

    a.arcangeli

  2. Corrado Cantoni scrive:

    Abbiamo una gran fretta di trovare civiltà extraterrestri ma potrebbe anche essere che il giorno che ci scopriranno ci eviteranno accuratamente.

    Per come abbiamo ridotto il nostro pianeta, una grande discarica.
    Per come trattiamo ed alleviamo le altre forma di vita che condividono con noi le gioe e i dolori dell’esistenza, cioè gli animali.
    Per come ci trattiamo fra di noi.
    Per la nostra falsa morale.
    Per la nostra arroganza.

    Penso che dovremo maturare molto prima di poterci “meritare” dei fratelli dallo spazio.
    Forse le distanze cosmiche servono proprio per questo, per limitare i danni…

    Rassegnamoci, così come siamo non ci vogliono.

    Corrado Cantoni

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