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23 Ottobre 2020
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Editoriale – Coelum n.248 – 2020

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Nonostante il Cosmo sia sempre pronto a regalarci visioni affascinanti e a svelare, poco a poco, le sue peculiarità più interessanti, pare che da alcuni mesi queste novità arrivino con il contagocce, mettendo alla prova la nostra pazienza e sfidando la voglia di saperne sempre di più. Poi, d’improvviso, cari Lettori, arriva una notizia o un evento particolarmente eccezionale, in grado di donarci un’iniezione di adrenalina e rinvigorire l’entusiasmo!
È il caso della recente notizia relativa a Venere, notizia di grande impatto e che potrebbe segnare potenzialmente una svolta epocale nella ricerca della vita al di fuori della Terra. Mi sto riferendo alla scoperta di un particolare composto chimico, chiamato fosfina, nell’atmosfera del secondo pianeta del Sistema Solare.
Ora, nonostante debba ammettere di essere stato preso da una forte emozione nel momento in cui ho appreso la notizia, ben presto è sopraggiunta un po’ di amarezza nel constatare la solita leggerezza e superficialità con cui la notizia è stata diffusa dai media non specializzati. Di fronte a titoli del tipo “Scoperta la vita su Venere”… beh, non si può che strabuzzare gli occhi in preda all’incredulità! Ma è davvero questo che è stato scoperto? Sfortunatamente, non proprio! La scoperta tuttavia è certamente importante e potenzialmente dirompente. La fosfina è una molecola particolare ed è considerata un biomarcatore, ossia un composto chimico che può essere associato all’azione della vita. Può essere prodotta quindi dal metabolismo di esseri viventi, ma ci sono anche altre possibili spiegazioni per la sua presenza. È bene, dunque, essere precisi e non saltare alle conclusioni! Per questo abbiamo preparato un consistente report per raccontare della scoperta, per parlare dello studio compiuto da Jane Greaves e dal team internazionale che l’ha affiancata, e ci siamo rivolti ad alcuni esperti di astrobiologia e astrochimica per ascoltare il loro autorevole parere e avere una visione obiettiva della cosa.
Anche se è d’obbligo la cautela ed è giusto procedere scientificamente, cercando verifiche e conferme (o smentite), confesso di provare un certo entusiasmo: sarebbe davvero eccezionale poter avere una prima conferma della presenza della vita al di fuori della Terra e, per una volta, proprio a due passi da noi!
Quel che è certo è che, nei tempi a venire, Venere non sarà più guardato come prima e probabilmente si accenderà un nuovo interesse per la sua esplorazione e, con esso, si presenteranno nuove grandi sfide da vincere.

Di fronte a tutto ciò, è curioso pensare che per decenni tanta energia sia stata dedicata a Marte. Non certo casualmente o ingiustificatamente: il Pianeta Rosso, lo sappiamo, ci ha dato numerosi indizi di un passato più mite e ospitale. Ma le prove dell’esistenza della vita, presente o soprattutto passata, continuano a sfuggirci. Già, proprio Marte, pianeta che in questo momento è la meta di ben tre nuove missioni di esplorazione già in viaggio, un pianeta che sembra aver fatto dell’enigma e del mistero una delle sue caratteristiche primarie. In occasione dell’opposizione marziana di questo ottobre, abbiamo realizzato uno speciale per tracciare il profilo enigmatico del pianeta, andando a riepilogare alcuni degli aspetti più avvincenti e interessanti degli studi in corso. Con Matteo Massironi, geologo planetario e professore di Geoscienze dell’Università di Padova, compiremo un viaggio alla scoperta della geologia marziana, un tour guidato delle meraviglie naturali di Marte, proprio quelle così maestose e imponenti da risultare visibili anche dalla Terra. E se vogliamo puntare i nostri telescopi verso Marte, Vincenzo Della Vecchia, responsabile della sezione Pianeti UAI, ci offre una guida completa per approfittare dell’opposizione e osservare o fotografare i dettagli del pianeta al meglio.

Ma non finisce qui! Restiamo sulla via degli enigmi e, con Paolo Colona, della Società Italiana di Archeoastronomia, andiamo a riscoprire un antico enigma, quello legato alla costellazione del Boote che, per centinaia di anni è stato bollato come “pigro” o “lento”, in particolare nel suo tramontare. Ma perché questi epiteti? Per gli Antichi era una nozione scontata… Forse però questa conoscenza è andata perduta nelle trame del tempo. Sapete trovare una soluzione all’enigma? Fatecelo sapere!

Come sempre ci sono tanti altri argomenti che trattiamo in questo numero di Coelum Astronomia, dalle news all’astrofotografia, dall’osservazione del cielo agli appuntamenti da non perdere. Vi lascio scoprire il tutto e vi auguro buona lettura.

Editoriale pubblicato su Coelum n.248 - 2020.

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