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19 Settembre 2020
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Editoriale – Coelum n.247 – 2020

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È arrivata, cari Lettori, è arrivata! Splendente ed elusiva, è passata sopra le nostre teste per farsi amare e ammirare. L’attesa è stata lunga, ma la pazienza e la tenacia infine sono state ripagate. Lo avrete capito, sto parlando della cometa C/2020 F3 Neowise, un nome piuttosto freddo e asettico per descrivere un oggetto di grande fascino e bellezza, un oggetto che – molto probabilmente – verrà ricordato come “la grande cometa del 2020″. Ho ancora in mente le parole scambiate a inizio luglio con Claudio Pra, collaboratore di Coelum Astronomia di lunga data e grande appassionato di comete: «A forza di invocarla su Coelum Astronomia, il sogno si è materializzato finalmente! Erano 23 anni che l’aspettavo!». E, nel frattempo, dentro di me condividevo pienamente, provando le stesse sensazioni: finalmente! Finalmente una grande cometa solca i nostri cieli! Nella mia memoria sono ancora vive le immagini della grande Hale-Bopp (la Hyakutake l’ho persa invece)… era il 1997: ben 23 anni fa. E quella sera dello scorso luglio, uscito con il mio binocolo, quando ho scorto la cometa con i miei occhi, evanescente ma chiaramente presente nel cielo della sera, tra gli artigli della grande orsa, un brivido incontenibile di emozione è salito lungo la mia schiena. E per un momento sono tornato a quei primi anni in cui, grazie a mio nonno che mi ha trasmesso la passione per le stelle, ogni cosa che osservavo era nuova, ogni oggetto celeste, rintracciato a occhio nudo o attraverso il piccolo telescopio rifrattore da 50 mm (anche questo regalo di mio nonno) costituiva, prima di ogni altra cosa, una grande emozione e sorpresa. La Neowise ora era lì, di fronte a me, ma in me, si agitava l’emozione della scoperta di un bambino e il ricordo di tanti magnifici momenti che porterò sempre nel cuore. Per me è così: l’astronomia è scienza, è scoperta, è esplorazione… Ma è anche emozione, amore e sentimento. È il ricordo di una persona a me tanto cara e che non c’è più.
Le comete, si sa, fanno emozionare e hanno la grande capacità di attirare l’attenzione al cielo, anche di chi normalmente non si interessa di astronomia. E la Neowise non ha fatto eccezione: l’unico rammarico, forse, sta nel nome. Hale e Bopp erano un astronomo e un astrofilo. Neowise, beh, è un telescopio spaziale! Che siano finiti i tempi in cui le comete portano il nome di uno scopritore umano? Mi auguro di no! E con questo augurio ci diamo appuntamento alla prossima grande cometa, con la speranza di non dover attendere altri 23 anni.

In questo numero dedichiamo quindi un ampio spazio alla cometa che ci ha tenuti tutti svegli per tante notti in luglio, dal report osservativo, curato immancabilmente da Claudio Pra, a un’analisi relativa alla morfologia e alle caratteristiche peculiari di questo oggetto, ad opera dell’astronomo Albino Carbognani, all’immancabile gallery con tutte le vostre immagini più belle. Voglio esprimere un complimento a tutti voi, cari Lettori, che ci avete inviato davvero tantissime meravigliose immagini che, purtroppo, per motivi di spazio non hanno trovato tutte posto sulla rivista. Non perdetevi inoltre la rubrica di Giorgia Hofer, che anche lei ha voluto dedicare alla cometa, attraverso le sue sempre magnifiche immagini.

E visto che il “merito” della scoperta della grande cometa del 2020 è da attribuirsi a un satellite artificiale, proseguiamo su questa strada e ci domandiamo quale importanza rivesta l’informatica nella ricerca astronomica. Non vale nemmeno la pena di pensarci: è enorme! In questo numero troverete un interessante articolo dedicato all’astroinformatica e al ruolo sempre più preponderante che l’intelligenza artificiale ha nella ricerca scientifica. Termini come AI, reti neurali e machine learning sono sempre più comuni. Ma di cosa si tratta? E in che modo possono essere un ausilio per i ricercatori? Ce ne parla Gianluigi Marsibilio.

Proponiamo poi un interessante articolo di ricerca amatoriale relativa ai raggi cosmici, minute ed estremamente energetiche particelle provenienti dalle profondità del cosmo che ci colpiscono ogni giorno. Marco Arcani ci racconta come sia possibile rivelarne il passaggio con… degli occhiali da sole!

Rimanendo in tema di “meraviglie celesti”, Daniele Gasparri ci guida alla scoperta dell’impareggiabile cielo di Atacama, nella seconda puntata del racconto del suo viaggio sotto i cieli cileni. Nel cielo del mese troverete infine un ottimo articolo, di Stefano Schirinzi, dedicato a Mira, la stella che dal termine “meraviglia” ha preso il suo nome, e che si mostrerà al suo massimo splendore proprio verso la fine di settembre.

E come sempre, c’è molto altro da scoprire tra queste pagine…
Buona lettura

Editoriale pubblicato su Coelum n.247 - 2020.

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