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6 Dicembre 2019
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Editoriale – Coelum n.239 – 2019

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Ci siamo, cari Lettori, siamo nuovamente in quel periodo dell’anno in cui le nottate si fanno lunghe e il desiderio di soffermarci sotto il cielo stellato ad ammirare le fulgide stelle invernali viene placato solo dal freddo rigido e pungente. In questa situazione, quando il freddo sale lungo le braccia e intirizzisce le dita delle mani al punto quasi da non sentirle più, non di rado mi capita di immaginare come potrebbe essere trovarsi ad ammirare quelle stesse stelle sotto il cielo di un altro pianeta del Sistema Solare, sicuramente meno ospitale della nostra madre Terra. Con un balzo di fantasia, mi immagino tra i primi coloni di Marte su cui, in realtà, una temperatura così rigida non sarebbe nemmeno lontanamente avvicinata dalla più torrida delle sue estati! Ma volando ancora più lontano, come potrebbe essere l’osservazione del cielo da un mondo ben più distante e inospitale, estremamente più gelido e alieno? Senza abbandonare i confini del nostro Sistema Solare, spingendoci nella sua oscura e fredda periferia, andiamo conoscere più da vicino quegli ultimi pianeti che chiamiamo genericamente “giganti ghiacciati”: Urano e Nettuno. Sono mondi dimenticati, raramente al centro dell’attenzione. Basti pensare che l’ultima visita effettuata da un manufatto umano risale ormai a 30 anni fa, con il flyby di Nettuno da parte dell’intrepida sonda Voyager 2. Mai più ci siamo avvicinati tanto a questi pianeti, ricchi di fascino e mistero, con la possibilità di studiarli solo da lontano. Con Massimo Orgiazzi andiamo a conoscere meglio questi gelidi giganti gassosi e a riepilogare quanto sappiamo di essi, dalle scoperte compiute dalla Voyager 2 alle ultime novità ricavate dalle osservazioni terrestri effettuate in tempi più recenti… in attesa di una futura missione diretta verso questi mondi lontani.
Se però, come dicevo in apertura, con la fantasia immaginassimo di osservare le stelle “galleggiando” proprio nella densa atmosfera di Urano o Nettuno… come ci apparirebbe il cielo? Michele Diodati ci guida alla conoscenza di nuovi cieli, cieli extraterrestri, tracciando una descrizione realistica di ciò che potremmo vedere volgendo il nostro sguardo al cielo stellato da questi lontani pianeti. Ma se non vogliamo indulgere troppo nell’uso dell’immaginazione, potremmo chiederci: è possibile con una strumentazione amatoriale riuscire a scorgere qualche dettaglio di Urano e Nettuno? E la risposta è affermativa, grazie agli enormi passi avanti, in campo amatoriale, compiuti dalla tecnologia di ripresa ed elaborazione digitale. Luigi Morrone ci spiega come attrezzarci e operare per riuscire in quest’intento.

Non si parla però solo di mondi di ghiaccio in questo numero di Coelum Astronomia, ma il ghiaccio comunque rimane al centro dell’attenzione: siamo ora sulla Luna e questa preziosa risorsa potrebbe costituire la chiave per un futuro stabile e duraturo di un avamposto umano sul suolo lunare. Per questo motivo lo sfruttamento delle risorse “in-situ” è uno degli argomenti caldi legati al prossimo ritorno dell’Uomo sul nostro satellite naturale. Ne abbiamo parlato con Hannah Sargeant in un’intervista di Gianluigi Marsibilio. Interessanti a tal proposito sono le tecniche che vedono l’impiego della “stampa 3D” su larga scala ma, senza sconfinare nella fantascienza, intanto, con Davide Romanini vediamo cosa possiamo realizzare a casa con una ormai comune stampante 3D.

Proseguiamo infine parlando di un’altra passione particolare che anima l’astrofilo, al di là di quella per le stelle: quella per la divulgazione. In particolare Cesare Pagano ci spiega cosa sia la “divulgazione inclusiva”, una pratica che si sta via via sviluppando e che desideriamo mettere in evidenza qui su Coelum Astronomia con la speranza che diventi qualcosa di diffuso capillarmente, perché l’astronomia e l’amore per il cielo stellato possa essere effettivamente per tutti e alla portata di tutti.

Buona lettura

Editoriale pubblicato su Coelum n.239 - 2019.

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