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25 Aprile 2019
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Editoriale – Coelum n.232 – 2019

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Guardando il cielo, la sera, ora che siamo quasi in aprile, appare ormai evidente il cambio di stagione. L’inverno è alle spalle e con esso le fulgide stelle tipiche della stagione fredda. E se a ovest sono al tramonto le grandi costellazioni di Orione, del Toro e le altre splendenti stelle invernali, stanno sorgendo a oriente vasti spazi aperti che, in confronto, ad un rapido sguardo paiono desolati e poveri di astri brillanti. Ciò che possiamo ammirare là dove l’occhio fatica a trovare un punto da fissare, cari Lettori, sono gli sterminati spazi extragalattici.
Immensi panorami ricchi di galassie sono alla portata anche dei telescopi più modesti (con Salvatore Albano, andiamo proprio alla scoperta di alcune galassie molto affascinanti nella costellazione del Leone). Galassie, “universi isola” in cui dimorano miliardi di stelle… Immensi ma, ai nostri occhi, piccoli e flebili vortici luminosi, sospesi nell’oscurità dello spazio.
Ammirando al telescopio quelle lontane galassie nasce immediato un brivido al pensiero che in un sol colpo il nostro occhio si possa riempire della luce proveniente da miliardi di astri e, fantasticando, viene spontaneo chiedersi se anche laggiù qualcuno ci stia osservando e si stia ponendo le nostre stesse domande…
Guardando il cielo può riuscire difficile accorgersi che noi stessi siamo abitanti di una di queste straordinarie città celesti: la Via Lattea. Certo, possiamo pensare che sia ben più facile conoscere il luogo in cui viviamo piuttosto che uno di quei remoti batuffoli di luce, ma non è così. La nostra prospettiva sulla Via Lattea, relegati come siamo in un angolino cosmico della prima periferia galattica, è fortemente limitata, al punto da rendere davvero difficile percepire e conoscere la nostra stessa casa. Quanto è grande? Qual è la sua forma? Qual è la sua struttura? Domande apparentemente banali eppure trovare una risposta non è affatto facile.
Fortunatamente, in nostro soccorso è giunta Gaia, missione dell’ESA, che prevede un avanzato telescopio spaziale che da alcuni anni sta mappando senza sosta e con grandissima precisione le stelle della Via Lattea, svelandone i segreti. Pian piano, stiamo tracciando un identikit della nostra galassia e ne stiamo delineando un profilo decisamente nuovo e ricco di sorprese. Tanti sono i nuovi studi pubblicati grazie a Gaia: ne parliamo in dettaglio nell’articolo “I segreti della Via Lattea”.
Allargando lo sguardo, così come è possibile scorgere veri e propri ammassi di Galassie (alcuni presenti nella poco conosciuta costellazione della Chioma di Berenice, descritta proprio in questo numero da Stefano Schirinzi), allo stesso modo è facile rendersi conto che la nostra galassia non è sola e il suo vicinato è anzi piuttosto affollato.
Quasi come passeggeri su un treno galattico, noi tutti veniamo condotti a spasso per il cosmo… Ma qual è la nostra rotta e dove siamo diretti? Si potrebbe pensare a una tranquilla crociera stellare ma, già da alcuni anni, si parla del futuro scontro/incontro tra la nostra galassia e la vicina Andromeda. Questa collisione avverrà realmente? Gaia ha forse rivelato qualche dettaglio in più su questo apocalittico destino… Ce ne parla Michele Diodati.

Ma non finisce qui: con Marco Sergio Erculiani proseguiamo il nostro viaggio alla ricerca della vita nel cosmo e, in questo numero, l’astrobiologo ci parla di come sia possibile distinguere tra biosignature indicatrici della reale presenza di vita e i “falsi positivi”. Samuele Pinna infine ci propone un interessante report sul progetto Catch the Iridium, con tante magnifiche immagini, all’inseguimento degli ultimi bagliori luminosi generati dagli ormai pensionati satelliti Iridium.

Oltre alle nostre consuete rubriche dedicate all’astrofotografia, alle notizie e all’osservazione del cielo, desideriamo proporre un ricordo di Alessandro Dimai attraverso le parole dei nostri collaboratori e di chi l’ha conosciuto: un astrofilo e un uomo che sicuramente è stato e sarà d’ispirazione per generazioni di nuovi appassionati del cielo.

Editoriale pubblicato su Coelum n.232 - 2019.

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