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18 Settembre 2019
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Editoriale – Coelum n.230 – 2019

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Il Sole, la nostra stella, è l’origine prima dell’energia di cui disponiamo sulla Terra e di tutta la vita qui presente. Ma, sebbene quest’inesauribile fonte di vita sia un astro dal carattere piuttosto pacato e ben educato, ogni tanto – bisogna dirlo – è vittima di qualche “crisi di nervi” e, come capita anche a noi, può perdere le staffe. E così, in quei picchi di collera incontrollabile, sbuffa iracondo lanciando nello spazio circostante enormi masse di materia e sciami di particelle energetiche. Inevitabilmente può capitare che i più vicini membri della corte del Sole siano, senza alcuna possibilità di scampo, vittima di questi capricci astrali e vengano investiti da tutta la furente ira del sovrano. Per fortuna il nostro piccolo pianeta può contare su uno scudo naturale – il suo campo magnetico – in grado di deviare le particelle solari e preservare i suoi abitanti da una brutta fine.
Talvolta però, in passato, le cose si sono fatte serie e il risultato del mancato “buon umore” del Sole si è manifestato non solo come le classiche e sempre affascinanti aurore polari ma come veri e propri blackout, con notevoli danni ai sistemi tecnologici e informatici della nostra civiltà. Basti pensare all’evento di Carrington del 1859 o alla più recente tempesta geomagnetica del Québec, nel 1989, che ha causato – tra l’altro – un’aurora boreale visibile fino al Texas. La nostra tecnologia è fortemente sensibile alle emissioni della nostra stella ma per fortuna esiste una vera e propria branca dell’astronomia che si sta sviluppando e specializzando nell’analisi del Sole e dei fenomeni che possono in qualche modo interessare la Terra. Tale branca prende nome di “meteorologia spaziale”, “space weather” in lingua anglosassone. Proprio come nelle più comuni “previsioni del tempo”, vengono realizzati dei bollettini in grado di registrare eventuali capricci del Sole con lo scopo di prevederne le conseguenze per, se non altro, tentare di prevenire il peggio. Molto interessante a riguardo è la recente iniziativa dell’Agenzia Spaziale Italiana, che si è proposta di istituire un Centro Dati Scientifico Nazionale per la meteorologia spaziale. Ci parla dell’argomento con dovizia di dettagli il team di astronomi dell’Osservatorio INAF di Torino nell’articolo “Space Weather – Tra Sole e Terra nella tempesta”.

Proseguiamo poi la nostra avventura in compagnia dell’intrepida sonda New Horizons alla scoperta della remota Fascia di Kuiper: presentiamo qui un report dedicato all’esplorazione di Ultima Thule, il KBO raggiunto il 1° gennaio di quest’anno, con tutte le immagini più recenti e le informazioni scientifiche che già abbiamo ottenuto su quell’oscuro, freddo ed enigmatico corpo celeste che abita la periferia del Sistema Solare, a oltre 6 miliardi e mezzo di chilometri di distanza.
Nell’anno dedicato alla Luna, inoltre, non potevamo non proporre un secondo report all’impresa compiuta dalla Cina, che è riuscita con successo a far atterrare un lander, la Chang’e-4, sul lato lontano della Luna: sono passati 50 anni da quello storico momento in cui l’uomo ha posato per la prima volta piede sul nostro satellite naturale e, in attesa di scoprire chi sarà il prossimo a tornare lassù, ci godiamo le emozionanti immagini del lander cinese con il suo piccolo rover Yutu al seguito. Non mancheremo di parlare anche della mini-biosfera che ha portato alla nascita di piantine di cotone sulla Luna…

Ma non finisce qui, come sempre sono numerose le rubriche dedicate all’astrofotografia (bellissime le immagini dell’eclisse totale di Luna dello scorso 21 gennaio. Qualcuno di voi ha registrato l’impatto della meteora sulla Luna?) e all’osservazione del cielo, tutte da gustare, con tanti consigli, magnifiche immagini e le indicazioni per godere dell’osservazione dei fenomeni celesti del mese.
Buona lettura.

Editoriale pubblicato su Coelum n.230 - 2019.

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