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19 Novembre 2018
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Editoriale – Coelum n.227 – 2018

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N = R* · fp · ne · fl · fi · fc · L
No, cari Lettori, non sto dando i numeri!
Forse alcuni di voi l’avranno già riconosciuta, si tratta della famosa “Equazione di Drake”, un algoritmo teorico-empirico elaborato nell’ormai lontano 1961 dall’astrofisico Frank Drake. Cosa ci dice? Questa equazione permetterebbe di ottenere niente meno che una stima ragionevole del numero N di ipotetiche civiltà evolute presenti nella nostra galassia. Inizialmente, Drake e i suoi colleghi ottennero un valore di N pari a 10 (anche se i più ottimisti arrivano a valori di centinaia di migliaia), eppure ancora non abbiamo avuto alcuna prova della presenza di esseri intelligenti al di fuori della Terra. Beh, forse potremmo benissimo accontentarci di rintracciare delle forme di vita, anche non intelligenti e, in questo caso, la formula dovrebbe essere aggiustata…
All’epoca della sua formulazione Drake pensava esclusivamente ai grandi radiotelescopi come mezzo per la ricerca, ma le cose oggi sono sicuramente cambiate (già abbiamo parlato in passato delle possibili modifiche all’equazione di Drake, come proposto dall’astronoma Sara Seager) e nel futuro della ricerca di vita extraterrestre un ruolo importante l’avrà l’analisi spettroscopica delle atmosfere esoplanetarie. Sono già in costruzione grandi Osservatori come l’E-ELT (European Extremely Large Telescope) e il successore del telescopio Hubble, il grande James Webb Space Telescope (JWST). Questi nuovi strumenti consentiranno di affinare la nostra vista e spingere oltre la nostra possibilità d’indagine. Ma cosa dovremo cercare?
Il problema è effettivamente irrisolto e non c’è dubbio che il dibattito sull’origine della vita e su cosa sia la vita stessa sia uno degli argomenti più sentiti di questo periodo. Viene infatti spontaneo pensare alla vita partendo da esempi a noi vicini, noi stessi in primis. Eppure è possibile che esistano forme di vita anche molto differenti da noi. Cercare la vita implicherebbe quindi avere una mentalità davvero aperta a tutte le possibilità, problema che si riflette direttamente nella definizione delle biosignature, le “biofirme”, ossia quelle tracce da cercare per riconoscere la presenza della vita. Il dibattito è aperto e ce ne parla in dettaglio l’astrobiologo Marco Sergio Erculiani nel suo articolo “Come si cerca la vita?”.

Tornando all’equazione iniziale, tra i suoi fattori troviamo il numero di stelle che comprendono degli esopianeti. Nel 1961 non si aveva alcuna prova della loro esistenza, ma oggi, a distanza di circa 30 anni dalla prima scoperta, abbiamo la sicurezza di contarne diverse migliaia. Se però, guardando al nostro Sistema Solare, oltre ai pianeti (nel notiziario troverete delle golose notizie riguardanti Marte in tal senso) la vita appare possibile – se non addirittura probabile – in alcune delle lune maggiori (si pensi a Europa ed Encelado), potremmo benissimo estendere lo stesso concetto anche ai pianeti extrasolari. Michele Diodati ci parla proprio della possibile scoperta della prima esoluna, Kepler-1625b-i. La presenza di esolune, ad esempio nei tanti esopianeti giganti e gassosi già individuati, potrebbe letteralmente far esplodere la probabilità di trovare un ambiente in cui si sia sviluppata la vita.
Ma non finisce qui, sempre in tema di vita extraterrestre, in questo numero troverete un bell’articolo di Alessandro Vietti che ci parla di quella notte di 80 anni fa in cui l’attore e regista Orson Welles spaventò l’America con una trasmissione radiofonica in cui sembrava che dei marziani (si, all’epoca si credeva che per trovare un’altra civiltà evoluta bastasse guardare nel “vicinato di casa nostra”) stessero invadendo la Terra, scatenando il panico.

Cambiando argomento, Claudio Elidoro invece ci racconta del ritrovamento della lettera perduta di Galileo Galilei, una lettera che ci permette di avere una visione più chiara sull’uomo che rivoluzionò la scienza astronomica (e il pensiero scientifico stesso), ma che per tale ragione ricevette la condanna dell’inquisizione.

Tante sono le rubriche dedicate all’osservazione del cielo, all’astrofotografia e alla strumentazione: vi lascio scoprire il tutto e vi auguro buona lettura.

Editoriale pubblicato su Coelum n.227 - 2018.

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