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20 Ottobre 2017
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Editoriale – Coelum n.215 – 2017

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Lo so, sarà capitato sicuramente anche a tantissimi di voi, cari Lettori, ma non posso che ricordare con un certo senso di malinconica dolcezza quella grande emozione che ho provato la prima volta che, con il mio primo piccolo telescopio, ho puntato una stella in cielo per accorgermi poi, guardando all’oculare, che essa mostrava un magnifico anello! Era ovviamente il pianeta Saturno e all’epoca muovevo i primi passi nell’osservazione della volta stellata, accompagnato dal mio caro nonno, che ha saputo trasmettermi la passione per l’astronomia. Ebbene quella piccola “stella con l’anello” non sarà più la stessa di prima e non solo per le grandi scoperte effettuate e le conoscenze acquisite. Osservandola oggi non potremo più pensare che lì, anche se invisibile, una nostra sonda, la Cassini, svolge indaffarata la sua missione di esplorazione… Parlavo di emozione e sicuramente sono state forti le emozioni che si potevano percepire nella sala di controllo missione, nelle voci, negli sguardi e nelle movenze dei tecnici che, per decenni, hanno vissuto in compagnia della sonda, controllandola e curandola ogni giorno, quasi fosse un loro bambino. Oggi non c’è più. E sebbene la sua eredità, freddamente quantificabile in uno spropositato numero di byte di informazioni, sia immensa e preziosissima, il vuoto che ha lasciato sembra altrettanto grande.
Emozione, una caratteristica umana che permea la scienza, nonostante questa possa apparire solo fredda razionalità, e costituisce una delle spinte propulsive di quella grande avventura, viva e pulsante, che ci vede tutti impegnati nel perseguimento del sapere. Siamo così spronati ad andare sempre oltre, sempre più lontano e in questo numero abbiamo desiderato soffermarci proprio su un altro importante passo di questa avventurosa ricerca, quello relativo ai pianeti extrasolari.

Come leggiamo nell’articolo di Michele Diodati, era il 1995 quando un team di ricercatori svizzeri annunciò la scoperta di un pianeta legato a una stella simile al Sole, 51 Pegasi. Posso solo immaginare quanto grande potesse essere stata, all’epoca, l’emozione dell’intera comunità scientifica per quella scoperta che, di fatto, ha aperto un nuovo capitolo della ricerca astronomica. A 22 anni di distanza, è al suo via una nuova importante missione, quella del Telescopio Spaziale Plato, promossa dall’ESA nell’ambito del progetto Cosmic Vision, che presto si impegnerà nella ricerca di nuovi esopianeti: sofisticate tecnologie e strategie di ricerca frutto in buona parte dell’ingegno italiano. Sono padovani, ad esempio, i 26 “occhi” di Plato, i telescopi progettati dai ricercatori INAF guidati da Roberto Ragazzoni. Ce ne parlano Isabella Pagano (coordinatrice per INAF del progetto), Giampaolo Piotto (membro del Science Team) e lo stesso Roberto Ragazzoni.
Rimanendo in tema di pianeti extrasolari, con Pietro Benotto scopriamo come sia possibile, anche per un giovane appassionato dotato di una comune strumentazione amatoriale, “osservare” un esopianeta. Non c’è niente di più emozionante che osservare con i propri occhi il segno che, a migliaia di anni luce di distanza, un pianeta sta proiettando la sua ombra proprio verso di noi!

Il numero è completato come sempre da numerosi altri contributi, tra i quali la gallery che vi avevamo promesso, con le vostre immagini, video e racconti più belli dell’eclisse di Sole USA, e l’ultima parte dell’articolo di Fabio Marioni che, dopo averci raccontato passo passo la costruzione del suo gigantesco dobson da 1 metro, ora ci rende partecipi delle capacità osservative e delle prime emozioni suscitate dal suo impressionante telescopio. In fatto di anniversari, abbiamo voluto celebrare il 60° anniversario del lancio dello Sputnik, con un articolo che rievoca le emozioni provate da chi, all’epoca per la prima volta, ha tentato di “ascoltare” il segnale proveniente da un oggetto di costruzione umana lanciato nello spazio.

Buona lettura

Editoriale pubblicato su Coelum n.215 - 2017.

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