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18 Ottobre 2019
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Editoriale – Coelum n.195 – 2015

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Casomai qualcuno vi chiedesse: ma a che serve andare su Plutone?
Oppure, in ordine sparso: «Perché buttare soldi in sonde spaziali e telescopi quando sulla Terra ci sono un sacco di problemi? A cosa serve sapere di cos’è fatta una cometa se tanto non è commestibile? Che me ne faccio delle foto di Plutone se non ci posso andare in vacanza? Che mi frega dell’anello di congiunzione tra gli ammassi globulari e le galassie sferoidali nane se poi non lo danno al cinema?».
Beh, allora fate attenzione e andateci cauti perché state per trovarvi alle prese con il tipico “uomo della strada”. Per il quale, le cose che “servono” sono solo quelle che danno un contributo materiale al benessere quotidiano: la medicina serve a curare le malattie, l’elettromagnetismo serve ad accendere le lampadine, persino la meccanica quantistica potrebbe servire a qualcosa: creare potentissimi processori coi quali l’umanità potrà finalmente giocare a Candy Crush molto più velocemente.
“Utile” è solo ciò che è “materialmente utile” e da questo punto di vista, è vero, l’astronomia non serve assolutamente a niente. Non serve a vivere più a lungo, non serve a stare più comodi, non serve nemmeno a predire il futuro, cosa che invece qualsiasi ciarlatano sa fare. Allora perché studiare l’universo?
Bene. Il motivo per cui migliaia di astronomi in tutto il mondo vengono pagati per fare il loro lavoro è che l’universo è (attenzione) interessante.
Incredibile, vero? Se per caso qualcuno incrocia l’uomo della strada è pregato di farglielo sapere: si studia l’universo perché è interessante, si ascolta la musica perché è bella, si beve lo champagne perché è buono, di certo non per dissetarsi. Questa risposta sarebbe già sufficiente a spiegare l’importanza dell’astronomia, ma c’è un’altra cosa.
Studiare l’universo non significa solo cercare di capire il funzionamento di un fenomeno naturale immenso e misterioso, ma significa anche osservare il mondo da una prospettiva nuova, cioè non da dentro il proprio corpo, come si fa tutti i giorni semplicemente aprendo gli occhi, ma dal di fuori, fuori dalle proprie faccende quotidiane, dalle proprie preoccupazioni, dal tanto rassicurante senso comune e da ogni altra cosa che ci è familiare, e questo fa tutta un’altra impressione. Tanto per fare un esempio a caso, dopo aver dato uno sguardo al posto che la Terra occupa nell’universo, è molto più difficile accapigliarsi per un parcheggio.

L’astronomia insomma non serve a vivere più agiatamente, però è una di quelle cose che danno alla vita un senso, come l’arte, la filosofia, le camminate in montagna e tante altre cose inutili.

Editoriale pubblicato su Coelum n.195 - 2015.

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