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26 Maggio 2018
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Editoriale – Coelum n.192 – 2015

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Astronomia blade runner
Da qualche parte in questo numero si accenna, sia pure di sghembo, a una previsione sui futuri scenari dell’astronomia amatoriale, arrivando a immaginare una decadenza dell’osservazione del cielo profondo (per eccesso di illuminazione e di condizioni meteo perennemente avverse) e una rinascita di quella planetaria, favorita dalle straordinarie tecniche di ripresa oggi a disposizione e dal fatto di avere Sole, Luna e pianeti quasi sempre a disposizione e molto meno sensibili ai condizionamenti ambientali.
Insomma (e qui non possiamo che far altro che gioirne), prenderà di nuovo piede la fotografia lunare, trascuratissima negli ultimi tempi, e perderà di importanza quel continuo andirivieni tra pianura e montagna che negli ultimi anni era divenuto il tratto caratteristico dell’astrofotografo in cerca di cieli limpidi e scuri. Si tornerà insomma, alla “backyard astronomy”, come la chiamano gli americani, ovvero alle fotografie scattate dal cortile o dal giardino sul retro di casa.
La terza parte della previsione ci dice però che un buon numero di fotografi deepsky non si convertirà totalmente ai crateri lunari, alle fasce di Giove o agli anelli di Urano (a proposito, qualcuno qui ricorda che il nostro Stefano Quaresima è stato il primo nel mondo a riprenderli?), ma metterà mano al portafogli e passerà le notti in collegamento remoto con l’Australia o con il Nuovo Messico.
Tantissime organizzazioni commerciali stanno infatti nascendo in questo settore, proponendo servizi con tariffe diversificate e sempre più convenienti.
Qualcuno però storce il naso, e in cuor suo pensa che fotografare dal salotto di casa, manovrando a distanza telescopi sotto cieli purissimi, sia un po’ come farsi passare il compito dal compagno di banco… Chissà chi ha ragione.
Herschel senza dubbio non aveva torto. Proprio in questi giorni stiamo preparando un articolo sulle condizioni osservative che doveva sopportare l’astronomo anglotedesco, uno che in una ventina d’anni ha scoperto migliaia di oggetti deepsky sotto il cielo della bassa Inghilterra, osservando praticamente ogni notte appena appena passabile.
Altri tempi, altre motivazioni.
È però vero che per tirare giù qualche fotone significativo la lotta si va facendo sempre più dura, e non solo per i problemi meteo. Sono i paletti delle nostre aspettative ad alzarsi sempre di più, stimolati da un confronto “con gli altri” che ormai avviene a livello planetario, e non più con il compagno di associazione.
Se sia un bene, non si sa. Di certo appare inevitabile.

Editoriale pubblicato su Coelum n.192 - 2015.

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