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26 Novembre 2020
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Editoriale – Coelum n.187 – 2014

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Rosetta: l’impresa è un successo, la comunicazione un po’ meno

Novembre è stato senza dubbio un mese d’oro per gli appassionati di esplorazione spaziale. Le emozioni non sono certo mancate, dall’uscita di Interstellar al viaggio di Samantha Cristoforetti verso la Stazione spaziale, passando per l’odissea di Rosetta e del suo lander Philae.
In particolare quest’ultima è stata un’impresa epocale che ha portato l’Agenzia Spaziale Europea davanti agli occhi del mondo.

Ma una tale visibilità dev’essere gestita in maniera impeccabile: l’ESA ci è riuscita? Non del tutto, secondo noi. Un po’ per una certa frenesia gestionale nei momenti cruciali,e un po’ per una frustrante politica dell’embargo sulle informazioni, che l’Agenzia prende forse un po’ troppo sul serio.
La settimana prima del landing, ad esempio, è stata presentata a un convegno di planetologia a Tucson, in Arizona, la prima immagine a colori della Churyumov- Gerasimenko. Se non l’avete vista non affrettatevi a cercarla: non è stata rilasciata al pubblico. Questo può essere comprensibile (nessuno si aspetta che tutte le immagini vengano diffuse in tempi brevi), ma è inevitabile che sorgano delle polemiche se poi invece certi ricercatori trovano il modo di aggirare regole che dovrebbero valere per tutti.

L’ESA sente, forse con troppa enfasi, la necessità di mediare l’esigenza del pubblico di accedere alle immagini, con quella di non rilasciare dati che potrebbero essere usati da altri enti di ricerca per pubblicare articoli scientifici. Una politica molto severa, giustificata forse dal fatto che essendo un Ente che raccoglie la collaborazione di molti paesi europei, si troverebbe ben presto a fare i conti con una diaspora incontrollata e diseguale delle informazioni. Per tale motivo è stato imposto un embargo di 6 mesi sui dati sensibili, ma con l’obbligo di fornire «un adeguato supporto» al cosiddetto outreach, e cioè alla divulgazione verso il grande pubblico.

Il supporto dato finora quindi, in termini di immagini rilasciate, è stato adeguato?
Per la camera OSIRIS, l’“occhio” principale della missione, si tratta di circa un’immagine alla settimana concessa al pubblico. Secondo i critici è troppo poco, la quantità di dati raccolti finora da Rosetta è tale che potrebbero farci avere molte più immagini senza nuocere alle carriere di chi ha lavorato alla missione. Ma Holger Sierks, principal investigator di OSIRIS, risponde che si tratta di una frequenza adeguata, dato che scienziati, non affiliati con l’ESA, hanno già prodotto articoli scientifici usando le sole immagini rilasciate al pubblico.

Un errore di comunicazione, secondo noi.

Ci rendiamo conto che è un problema delicato, soprattutto nell’era di internet, e che l’ESA è costretta a camminare su un filo molto sottile. Ma creare un’aspettativa di tipo emotivo e ribattere a tale richiesta con una risposta “scientifica” non sembra una strategia comunicativa particolarmente brillante.

Editoriale pubblicato su Coelum n.187 - 2014.

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3 Commenti a “Editoriale – Coelum n.187 – 2014”

  1. Tonini Marco scrive:

    Il punto non è di “errori di comunicazione”……..la questione è che “certi dettagli”, NON POSSONO essere comunicati al grande pubblico……

  2. considerazioni acute, ferme, esposte con garbo. Chapeau!

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