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21 Novembre 2018
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Editoriale – Coelum n.186 – 2014

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Rosetta e la sindrome del “niente padri, solo figli”

«Impressionante. Non troviamo altre parole per definire l’immagine dell’asteroide Itokawa [che troverete nelle pagine interne a commento di una missione che sembrava fallita, e che invece ha avuto un finale positivo] visitato dalla minuscola sagoma della sonda giapponese Hayabusa.
Non è una ricostruzione grafica, né un’illustrazione didascalica di quelle che – solitamente fin troppo enfatiche – siamo abituati a trovare in rete o sulle riviste: ciò che stiamo vedendo nel guardare la foto è proprio l’ombra di una sonda interplanetaria che si proietta sulla superficie di un corpo celeste desolato e alieno; il sconosciuto il suo aspetto fino a pochi giorni fa, ed ora improvvisamente vivo e reale, disegnato sasso per sasso come un qualsiasi e familiare sentiero di montagna.
Impressionante quell’ombra, ma anche fredda e distante.Piccola, provvisoria, spersa in una missione lontana. Riempie di orgoglio il respiro di chi conosce le distanze superate, sa misurare le difficoltà, comprende la bellezza scientifica di una missione che gioca il suo nome (hayabusa in giapponese significa: il falcone) sulla allegoria del falco pescatore che si abbassa sull’acqua afferrando la preda al volo per poi riprendere subito quota; proprio come la sonda si è abbassata sull’asteroide strappandone pochi granelli di polvere e rimbalzando via, mettendosi – speriamo – sulla rotta di ritorno verso la Terra».

Sono passati otto anni da quando nel n. 90 della rivista comparve quest’editoriale dedicato alla straordinaria missione della sonda giapponese Hayabusa. La ricordate? Il piccolo manufatto umano, che sopportò traversie di ogni genere, riuscì a posarsi per pochi minuti sulla superficie dell’asteroide Itokawa e a riportare a Terra qualche granello di polvere dopo un’anabasi durata cinque anni e mezzo.

E vi ricordate della sonda americana NEAR, che il 12 febbraio del 2001 si adagiò tra le polveri e i sassi dell’asteroide Eros? Si trova ancora lì, ormai inerte dopo aver mandato l’ultimo messaggio il 28 dello stesso mese.
Se mi piace ricordare queste cose è perché proprio in questi giorni una nuova sonda, questa volta europea, sta per ripetere l’esperienza delle due consorelle e sta per sganciare il piccolo lander Philae verso la superficie della Churyumov-Gerasimenko. Chi ne parla, sui giornali o in televisione (ma ne parlano?), sembra però ignorare che esiste anche un passato, oltre al presente; e il non avere memoria porta a credere e a far credere che tutto accada per la prima volta. Non è così in questo caso: già due volte una sonda meccanica si è posata su un corpo minore del Sistema solare. Ignorarlo significa mancare di prospettiva storica ed emozionale.

Certo, Itokawa ed Eros sono due asteroidi inerti, solide montagne rocciose sempre uguali a se stesse; mentre il nucleo cometario, questo lo concedo, è infido come una bocca vulcanica da cui ad ogni momento può scaturire il soffione di gas che ti spazzerà via… Ma questo sarà solo il motivo in più per seguire da vicino quanto accadrà la mattina del 12 novembre. Certo, trepideremo per Philae, ma senza dimenticarci di Hayabusa e NEAR, questo è sicuro.

Editoriale pubblicato su Coelum n.186 - 2014.

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