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30 Ottobre 2020
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Editoriale – Coelum n.185 – 2014

11 Commenti
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L’Editoriale di…

Coelum raccoglie l’invito di Nicola Armaroli, che in un suo editoriale comparso sul numero di agosto della rivista “Sapere” chiama a raccolta il mondo scientifico e invita ciascuno di noi a “battere un colpo”. Cosa che facciamo nostra rilanciando l’appello.

Chiamata finale

Due mesi fa, durante un viaggio di lavoro, ho cenato in un bar dell’aeroporto di New York pagando l’equivalente di 13,46 euro. Il conto era “diviso” in due scontrini: uno non mi è stato rimborsato perché il regolamento missioni per i dipendenti statali – emanato in una delle tante manovre taglia-sprechi – prevede il rimborso di un solo scontrino a pasto. Se avessi speso 40 euro in un comodo ristorante sarei stato rimborsato integralmente, presentando un’unica ricevuta. L’anno scorso ho pensato di invitare un collega francese a tenere un seminario presso l’istituto del CNR dove lavoro, offrendogli un compenso di ben 150 euro lordi. L’ideona mi è costata un’odissea iniziata con la “verifica della professionalità”: occorre accertarsi che nel CNR non ci sia un esperto “equivalente” che possa dire le stesse cose gratis. È una richiesta grottesca per uno scienziato: se fai cose identiche ad altri sei un plagiatore, cioè un delinquente. Però agli enti di ricerca si applicano le stesse regole degli enti locali. Risultato: il numero di seminari presso i nostri istituti è crollato; circolazione delle idee stroncata per burocrazia.

Ho scelto due episodi fra tanti che mi capitano quasi ogni giorno. I colleghi che scrivono su queste pagine vi potrebbero raccontare storie altrettanto assurde. Storie che aiutano a capire una triste realtà: il sistema della ricerca italiana, dissanguato dalla mancanza di fondi pubblici e privati, sfiancato da una burocrazia sempre più delirante, è ormai al lumicino.
Lavoro da 20 anni nella ricerca pubblica e i fondi sono costantemente diminuiti. Dopo due decenni di dieta forzata, il paziente è in punto di morte: i fondi statali ordinari per la ricerca sono azzerati da anni. I soldi che utilizziamo per pagare i panini mangiati in missione tra un volo low-cost e l’altro non sono elargiti dallo Stato, ma dalla nostra passione: li otteniamo dai fondi europei o attraverso collaborazioni con industrie e fondazioni. Scriviamo continuamente progetti di ricerca. Ogni tanto, in una competizione spietata, vinciamo la gara e tiriamo avanti. Tutti i giovani che lavorano nei nostri gruppi sono pagati con questi fondi: siamo una sorta di piccole aziende private (dentro lo Stato!) che si arrabattano tra IRAP, contratti a tempo determinato e leggi che sembrano scientificamente studiate per annientare quel che resta della ricerca pubblica italiana. I contribuenti devono sapere che non sono le casse statali a tenere aperti i nostri laboratori: siamo noi ricercatori, con i nostri sudatissimi fondi, a tenere aperti i laboratori statali in cui lavoriamo. E spesso evitiamo alle nostre istituzioni di portare i libri in tribunale.
Dovendo continuamente confrontarci con la realtà internazionale, vediamo ogni giorno allargarsi l’abisso che ci separa dalle condizioni economiche e infrastrutturali dei colleghi europei. È inutile che i ministri – molti sono stati rettori o presidenti di enti di ricerca, ma una volta insediati sembrano sbucati da Marte – ripetano a macchinetta che occorre conquistare i fondi europei. Lo facciamo da anni! Per partecipare a questi progetti non bastano idee e buona volontà, servono risorse umane e strumentazioni d’avanguardia: quelle che si portano in dote tedeschi e finlandesi, per intenderci.
Sono anni che è come se giocassimo la finale dei Mondiali di calcio in 9 contro 11, e ogni tanto l’abbiamo vinta. A questo punto, però, siamo ridotti a giocare in 7 contro 11: siamo sfiniti, non ce la facciamo più.
Di fronte a questo scempio, che mina alla radice il sistema dell’alta formazione e il futuro industriale dell’Italia, la comunità scientifica è assopita e dunque, di fatto, complice: al massimo si mugugna per i corridoi.
Se qualcuno vuole battere un colpo, Sapere c’è.

Nicola Armaroli – Direttore di “Sapere”
rivista bimestrale di Scienza edita dalle Edizioni Dedalo

Editoriale pubblicato su Coelum n.185 - 2014.

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11 Commenti a “Editoriale – Coelum n.185 – 2014”

  1. Tonini Marco scrive:

    Che cos’è che dovremmo fare esattamente, noi astrofili abbonati a Coelum? Comprare regolarmente la rivista SAPERE?

  2. E’ ridicolo constatare come un governo dopo l’altro, un presidente dopo l’altro, ma tutti allo stesso modo utilizzano le parole “forti” per farsi mera pubblicità e basta….Mi vengono in mente i comizi per le città “dobbiamo…cerchiamo…il futuro…la ricerca dipende da…ci impegneremo….” e alla fine ottenuto il posto in maniera corretta ma anche no, tutti si dimentichino di dare fondo alle parole spese per farsi votare. La situazione della ricerca, così come gli altri rami in cui un paese come l’italia dovrebbe primeggiare o comunque essere in grado di tenere testa agli altri paesi, è ferma da decenni…Novità zero, impegno zero, fondi zero, ma parole al vento tante, troppe! La triste realtà è che purtroppo non ci sarà mai un cambiamento, non c’è stato nell’utlimo ventennio di governi uno dietro l’altro…non credo che alla politica interessi davvero la ricerca e il progresso a questo punto.

  3. Tonini Marco scrive:

    D’ accordo Omar, ma la mia domanda era che cosa possiamo fare noi astrofili abbonati a Coelum, per intervenire in questa situazione.

  4. Beh secondo me, come si conviene ad ogni testata editoriale e ai suoi lettori, l’unica cosa da fare è continuare il cammino intrapreso insieme, detto ciò noi lettori dovremmo continuare ad acquistare le riviste, cercare magari di far conoscere a più persone possibili le stesse, così magari da invogliarli a fare la nostra stessa scelta. Più in là, non ci possiamo spingere, qui si parla di politica a cui non frega nulla investire nella “cultura” nella “ricerca” nello stesso futuro, perchè ciò che vediamo nel mondo oggi, tra qualche anno sarà surclassato da qualche nuova scoperta, ma se non si da a chi è del mestiere il giusto contributo per approfondire tali ricerche non si andrà da nessuna parte. Io personalmente rimango fedele al mio abbonamento a Focus e Coelum, non trovo interesse in altre cose, e da quando poi sono diventato papà, il tempo per leggere qualcosa si è ridotto al lumicino! :-) Ciao!

  5. Tonini Marco scrive:

    Capisco Omar….sembrerebbe che il Direttor Armaroli debba, a questo punto, ricercar da sè “risorse”….. in altri SITI (…….).

    • Paola De Gobbi scrive:

      Il senso dell’editoriale di Armaroli è semplicemente quello di parlare del problema, sensibilizzare il pubblico, e sperare di sensibilizzare chi può fare qualcosa…

      Cosa può fare il singolo? Può a sua volta parlare del problema, discuterne con chi conosce, soprattutto se riesce ad arrivare a qualcuno parte di amministrazioni, partiti, consigli…

      Sensibilizzare.

      Più di un problema si parla, più c’è la possibilità che dai piani alti a qualcuno venga in mente di occuparsene… anche se non per “interesse” diretto, ma solo per interesse “politico” (se una cosa viene considerata di alto impatto tra gli elettori, nessun politico si lascia scappare l’opportunità di farla rientrare nel proprio programma elettorale).

      Purtroppo il livello di interesse per la scienza in Italia è a livelli bassissimi, se non addiruttura viene vista con diffidenza…

      Perciò il minimo a questo punto è che anche chi, come noi e Sapere, solitamente si limita a fare informazione per divulgare la scienza, lo faccia per una volta anche parlando del problema politico ed economico del mondo scientifico in Italia.

      Poi se a qualcuno viene in mente qualche altro tipo di protesta/risposta/soluzione seria e concreta… come detto noi, come Sapere, ci siamo.

  6. Beh sai, la ricerca, la scienza, la cultura e tutto ciò che ruota ad esse intorno hanno purtroppo “un costo”. Si vedono tutti i giorni esempi di ricerca “risorse” in altri sti, o italianizzando, non trovo nessuno che mi appoggia e mi sovvenziona, cerco risorse da chi già mi segue; purtroppo come dicevo prima, secondo me, è comunque il grosso male italiano, sia esso nel campo della scienza, o della medicina non fa alcuna differenza. E’ tutto ormai lasciato “andare”, sembra una macchina che scorre su dei binari appositi che se non interviene nulla di eclatante continua il suo anonimo percorso dritto e senza sussulti..Ecco, oggi a mio modo di vedere, tutto quello che non interessa a chi può effettivamente fare qualcosa da dentro, è lasciato andare a se stesso…con le conseguenze che poi ovviamente saranno deleterie.

  7. Tonini Marco scrive:

    Dalle attuali 180 visite di questo articolo, e dai pochi commentatori a riguardo, di cui è ben evidente il tentativo di “arrampicarsi sugli specchi”, sembra che si debba lasciare la rivista SAPERE e i suoi relativi “ricercatori”………….al suo destino……..

  8. ….e dai pochi commentatori a riguardo, di cui è ben evidente il tentativo di “arrampicarsi sugli specchi”… Grazie tu si che ne capisci….

  9. Tonini Marco scrive:

    Sensibilizzare “chi può fare qualcosa”, dice la Redazione……amministrazioni, partiti, consigli, “piani alti”, opinioni pubbliche rilevanti, di cui un politico (onesto o corrotto che sia), potrebbe farne “opportunità”, presentando per l’ ennesima volta proposte in Parlamento. La mia opinione, purtroppo, è che il settore della “ricerca italiana” è FINITO!!! Questo non è un problema “nostro”. Tu Omar, preoccupati di fare come hai detto, il papà a tuo figlio, a Paola De Gobbi di continuare senza troppi “impegni” la mansione di Redattrice di Coelum, e io, di mantenermi astrofilo sereno, senza “troppe” preoccupazioni per i problemi esterni, che mi vengono seppur “di riflesso”, esposti….IN VISTA.

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