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22 Aprile 2021
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Editoriale – Coelum n.177 – 2014

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Io non capisco quelli a cui tutto sembra normale. Ma come? prima di nascere passi milioni di anni così:
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milioni e milioni…
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poi un giorno, paf

ti trovi dentro questa cosa, così, senza saperne niente, senza averlo scelto e senza esserti preparato, e tutto ti sembra normale? La prima domanda che uno dovrebbe farsi è: “dove sono?”, la seconda: “chi sono?”, la terza: “sono?”.
Invece tutto sembra normale.
La gente dà per scontata questa cosa strana e dedica tutto il tempo a mangiare, dormire, evacuare, eccetera. In pratica fa la spola fra la tavola e la tazza. Non dico che sia sbagliato, dico solo che la spola è una cosa necessaria, ma ovvia.

Bisognerebbe dare per scontata la spola e vivere per la cosa strana, invece no, si dà per scontata la cosa strana e si vive per la spola; invece di dedicare alla cosa strana le energie rimaste dopo la spola, le si dedica ad altra spola; invece di eccellere nel pensare alla cosa strana, si cerca di eccellere nella spola. Tutto il resto sembra ovvio.

Vivo su un sassolino sospeso nel vuoto a centocinquanta milioni di chilometri da una gigantesca esplosione atomica che in realtà non esplode? Ovvio. Qui è tutto un via vai di persone, animali, alghe e nel resto dell’universo sembra che non voli neanche un batterio? Ovvio. Sono rinchiuso in un coso peloso con quattro propaggini articolate che trasforma il cibo in concime? Ovvio.

E invece non è ovvio. Forse è insensato, inspiegabile, casuale, brutto, triste, fastidioso e tutto, ma di certo non è ovvio. Bisognerebbe chiedere subito informazioni al primo che passa, non si sa mai. Mi scusi, avrei bisogno di un’informazione.
Prego.
Dove sono?
Via Irnerio.
Intendo più in generale.
Bologna.

Quello che voglio sapere è com’è possibile tutto questo. Come funziona? Perché io sono io e non un altro? Cosa significa “io”? E perché ora? L’ora è ora ma poteva anche essere prima o dopo, no? Sono io che scorro nel tempo o è il tempo che scorre in me? Ha senso parlare di qualcosa come il tempo? E lo scorrere? Che senso ha parlare di senso?
Dunque, al primo semaforo svolti a destra, prenda la seconda a sinistra, poi sempre dritto. Non può sbagliare.

Non posso sbagliare? Sì che posso sbagliare! Lo faccio continuamente. Io non capisco quelli che si sentono a casa propria. Come fai a sentirti a casa tua qui dentro?
La gente dovrebbe essere come minimo sbalordita, dovrebbe avere perennemente stampata in faccia l’espressione di chi ha appena visto Godzilla in motorino, dovrebbe sgranare gli occhi così tanto da non riuscire più a chiuderli.
Invece li chiude benissimo.
Astutillo Smeriglia – incomaemeglio.blogspot.com

Editoriale pubblicato su Coelum n.177 - 2014.

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Un Commento a “Editoriale – Coelum n.177 – 2014”

  1. Come non darti ragione! Lo stesso ragionamento lo faccio io tutti i giorni e ci soffro come un prigioniero in cella di sicurezza.
    Purtroppo la maggior parte delle persone pensa solamente a risolvere le questioni della giornata e a vedere nel lavoro il motivo e lo scopo della propria esistenza. E quando per puro caso si trovano in un prato pieno di fiori o possono trascorrere del tempo con il proprio figlio non riescono più a percepire la grandiosa sensazione della vita e non vedono più le meraviglie che li circondano.
    Io personalmente adoro camminare in montagna e quando lo faccio raramente non mi commuovo di fronte a tanta artistica bellezza, e toccare una roccia, accarezzare un albero o un fiore mi rende felice. Amo questo splendidissimo pianeta, amo questo fantastico universo ricco di fantasia e di geniale semplicità.
    Davide Conticelli – Venezia

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